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Dopo i funerali della mamma, la nostra vita cambiò, niente più scuola, per lui era inutile che una donna stava sui libri. La mamma aveva dei soldi da parte che servivano per il mio ultimo anno di scuola e per il diploma anche di Alessia, ma mio padre se ne impossessò dicendo che sarebbero serviti per mandare avanti la casa e per un eventuale matrimonio di uno dei due. Io cercavo di trovare il quieto vivere, ma Alessia, che era ancora una bambina indifesa, voleva continuare ad andare a scuola. Non eravamo del tutto sole, c’erano le nostre nonne, la mamma di mia mamma aveva provato a far capire a mio padre che la scuola ci sarebbe servita, ma nulla da fare, non si poteva combattere con la testa di mio padre. Successe una discussione molto accesa tra il papà e la nonna tanto che ci proibì di vederle e di farci venire a trovare. Riuscivamo a sentirci comunque tutti i giorni, mentre papà era al lavoro, passavamo il tempo al telefono, lei cercava di tranquillizzarmi dicendomi che fra non molto avrei compiuto i 18 anni e che sarei potuta andar via di casa, ma io avevo paura per Alessia, non potevo lasciarla da sola nelle mani di papà e la nonna non faceva altro che tranquillizzarmi dicendomi di avere fede. La mamma ci mancava tantissimo.

Ogni giorno che sentivo la nonna, mi facevo dare qualche nuova ricetta, io non capivo nulla di cucina, ci aveva sempre pensato la mamma, il giorno preparavamo i nostri super panini, ma se la sera non c’era il piatto in tavolo era una tragedia, lo sentivi cominciare ad  urlare “mangiapane a tradimento, io lavoro e porto i soldi, e voi non siete capaci di fare nulla”. Io e Alessia ci legammo ancora di più di quello che già eravamo, ci aiutavamo a vicenda nelle faccende domestiche, con la cena, ed anche a studiare di nascosto da mio padre, che aveva avuto anche il coraggio di chiudere lo studio della mamma a chiave, senza sapere che io sapevo dove la mamma aveva la chiave di riserva. Eravamo segregate in casa, se mettevamo il naso fuori casa, lui lo avrebbe saputo la sera stessa dalla vicina impicciona che correva subito a portar rapporto. Un giorno avevamo approfittato della sua assenza per il lavoro ed eravamo uscite a fare una passeggiata ma così come rientrò in casa la sera, ci fu una bella sberla per me e per mia sorella e così via con la solita tiritera che le donne devono stare in casa, che quelle che escono sono tutte prostitute. Menomale che ci pensava la nonna a tirarci su di morale, con le nostre telefonate infinite, non mancava un giorno che non ci chiamava. Un bel mattino ci disse che aveva trovato una cosa in soffitta e che ce l’avrebbe portata, non ricordava che la mamma l’aveva lasciata lì, ma io preoccupata le risposi che non potevano vedersi perché la vicina avrebbe raccontato a papà della sua visita, ma lei, con la sua solita saggezza, disse di non preoccuparmi, che sapeva come fare e che avremmo dovuto aspettarla per le 11:00 del mattino seguente.

Il mattino seguente, anziché sentire il campanello, sentimmo il rumore di una porta che si apriva sul retro della casa e che affacciava in un piccolo boschetto; erano anni che quella porta non veniva aperta, non credevo che lei ne era a conoscenza. Mi raccontò che qualche anno addietro, aveva litigato con papà e aveva vietato anche alla mamma di vederla, e quando lui non c’era, la mamma usciva da li e si incontravano nel boschetto. Ci fece compagnia per un bel po’ e prima di andarsene ci lasciò una copia delle chiavi di quella porta, in modo da poter uscire dalla clausura durante il giorno. Mi vennero le lacrime agli occhi e la ringrazia dicendole che se non ci fosse stata lei a tirarci su, non avrei saputo come fare, ci abbracciò calorosamente e mi disse di stare tranquilla, che mancavano solo sei mesi per i miei 18 anni e che dovevamo farci forza e coraggio.

Ogni tanti mi veniva in mente il ragazzo che avevo incontrato a scuola e che non avevo più avuto occasione di rivedere; lo raccontai alla nonna che mi disse che se fosse stato destino, lo avrei rivisto di nuovo. Alessia, dal giorno che la nonna ci aveva lasciato quelle magiche chiavi, stava riacquistando il colorito e la vivacità che aveva perso dopo la morte della mamma e dopo la clausura forzata. I giorni cominciavano a trascorrere più sereni e più in fretta.

Una sera mio padre rientrò a casa con quella che per lui poteva essere un’ottima notizia: “Marina, ti o trovato marito! Tra non molto avrai 18 anni, quindi sei pronta per maritarti”. Era il figlio di un suo amico, aveva casa e voleva moglie ed eredi prima dei trent’anni. La notizia mi fece sobbalzare, risposi che non avevo nessuna intenzione di maritarmi, per lo meno fino a quando anche Alessia non avesse avuto l’opportunità di sposarsi. Mi zittì dicendo che era lui a comandare e che non avrei avuto nessuna voce in capitolo, così lui aveva deciso della mia vita.

Raccontai tutto alla nonna che mi disse di non preoccuparmi e che se non avessi voluto sposarmi, non l’avrei fatto. Passarono i mesi, arrivò il giorno del mio compleanno e da lì, sarebbero passati altri 5 mesi prima di celebrare le famose nozze organizzate.

Dissi ad Alessia che non avevo nessuna intenzione di accontentare nostro padre, e lei mi rispose che avevo raggiunto la maggiore età ormai, e che sarei dovuta andar via di casa, le dissi che non riuscivo ad andar via di casa sapendola sola con papà, ma lei mi rispose che le mancava ancora poco più di un anno e mezzo per i suoi 18, e che era abbastanza forte adesso, per sopportare ancora un po’ i modi di papà, tanto avremmo continuato a vederci tramite la porta segreta. Insieme dicemmo che mancavano ancora 5 mesi, e che magari papà avrebbe riacquistato il lume della ragione…più che ridere non riuscimmo a fare.

Io e Alessia cercavamo di organizzarci le giornate in modo piacevole; un giorno la nonna mi avvisò che sarebbe arrivata con una persona che ci sarebbe servita per cominciare a risolvere i nostri problemi, e così fu! Arrivò con un uomo che si presentò come il notaio della mamma, aveva il testamento rilasciato da mia madre – e del quale ne io, ne Alessia, ne eravamo a conoscenza- e mi disse che la mamma ci aveva lasciato un bel gruzzoletto che avremmo potuto riscuotere al compimento dei nostri 18 anni, e per me era arrivato il momento. Gli chiesi cosa avrei dovuto fare per incassarli, mi disse che ci avrebbe potuto pensare la nonna se io avessi messo una firma e così feci. Mi confidai col notaio riguardo la nostra situazione, e gli chiesi se c’era possibilità di portare via mia sorella prima dei 18 anni, lui mi rasserenò dicendomi c’era qualche possibilità, dato il nostro essere segregate e tenute come schiave recluse.

Dopo 5 giorni, mia nonna tornò a trovarci, e questa volta venne con l’avvocato che mi disse di tentare una causa nei confronti di mio padre per reclusione, oppure, andar via di casa solo io, essendo maggiorenne, trovarmi un lavoro e una casa, e chiedere l’affidamento di mia sorella, (era da poco uscita la legge che dopo i 14 anni, si può decidere se si vuole stare con il padre, la madre - e se questa fosse venuta a mancare – con la persona più vicina a grado di parentela.

L’avvocato mi consigliò di investire parte del denaro su una casetta, in modo da poter anticipare i tempi. Fu la nonna che mi trovò una casa molto carina, comoda sia per me che per Alessia, in un piccolo paese vicino al suo - paese in cui mio padre non poteva mettere piede perché in passato aveva combinato un po’ di casini – (questa fu un’altra piccolezza che seppi da mia nonna). Dopo circa un mese, arrivò una lettera di sentenza indirizzata a mio padre, da parte del giudice minorile, dove diceva che avremmo dovuto fare presenza dinanzi al giudice una settimana dopo alle ore 13:00.

Mio padre andò su tutte le furie, e pensò che fu un insano gesto da parte della nonna. Si rivolse a noi con falsa dolcezza, consigliandoci di dire al giudice che ci avrebbe interrogate, che la nostra era una famiglia felice, senza problemi, e ci promise che se noi avessimo seguito il suo consiglio, le cose sarebbero cambiate, lui avrebbe cominciato a darci la libertà di cui avevamo bisogno.

Il giorno della sentenza, venimmo interrogate una per volta, e finalmente quel giorno terminò la nostra segreta vita.

Seppi, sempre tramite la nonna, che papà aveva messo in circolo la voce che ci aveva sbattuto fuori casa perché eravamo delle figlie snaturate e senza cervello, che eravamo solite darci alla bella vita.

Gli feci inviare una giunta del tribunale per diffamazione, e da allora non seppi più nulla sul suo conto.

La nostra vita cambiò radicalmente, riacquistammo la serenità, io riuscì a laurearmi, così come anche Alessia. Rincontrai il famoso Andrea che mi chiamò angelo, e con il quale mi sono sposata, Alessia sta per finire di prendere la seconda laurea per finire anche lei a nozze.

Ogni tanto guardo Alessia e le dico: “la mamma ci guarda da lassù! E la nostra nonna invece aspetta un pronipote da coccolare!”

Marina

 

     
 

 

 

 

 

 

     
 

 

 

 

 

     
 

 

 

 

Voglio che tu sappia che io ci sarò anche quando tu non ti volterai più indietro a guardarmi......

 

     

 

 


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