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Mia chiamo Marco, vivo a Roma con i miei genitori e mia sorella Chiara, mio padre si chiama Francesco e mia madre Maria Lia. Io e mia sorella ci passiamo 10 anni, ma a parte questo, siamo molto affiatati, si confida molto, mi chiede consigli, soprattutto su i suoi vari incontri, viene sempre a chiedermi cosa ne penso, ecc. Io ho 28 anni, e lei 18 ed entrambi confidiamo nell’approvazione dei nostri genitori, che ci danno sempre ottimi consigli. Mio padre è un ingegnere edile mentre la mamma è casalinga, e Chiara vorrebbe intraprendere la stessa professione di papà, mentre io mi sono appena laureato in chirurgia. Ero a pochi giorni dal mio viaggio per Londra, per assistere a diversi congressi sulla medicina, che si sarebbero tenuti in una delle università londinesi, dovevo star fuori casa per un mese intero, era la prima vota che mi trovavo ad affrontare da solo un viaggio così lungo e per giunta in un paese straniero. Al mio ritorno a Roma sarei entrato a far parte dell’equipe del professor Franco C. in un’importante clinica di Roma. Mio padre si impegnò nel cercarmi una pensione che non fosse molto distante dall’università, lui conosceva bene Londra, vi aveva vissuto per un po’ di anni ed era li che aveva preso la laurea in ingegneria edile.

Una sera, prima di partire, decisi di uscire per svagarmi, ne avevo proprio bisogno, avevo da poco chiuso una storia,  e siccome anche Chiara era single, e quindi non aveva nulla di meglio da fare, le chiesi di passare una seratina da sballo e decisi di portarla a fare quattro salti in discoteca, ovviamente lei non fece che accettare con entusiasmo. Ci divertimmo da matti, rientrammo alle 5 del mattino. La sera prima di partire decisi di trascorrerla in casa con i miei, l’idea di allontanarmi da casa per un mese o poco più, mi spaventava non poco.

Il giorno della partenza, non potevano mancare, e come al solito alla mamma scende la lacrimuccia, il papà dice: “in bocca al lupo figliolo” e la sorellina se ne esce con le sue solite battutine: “ti raccomando, fai faville e ritirati con una ragazza londinese”. Arrivato a Londra andai subito a sistemare le mie cose nella pensione trovata da mio padre e decisi di andare a fare un giro e controllare anche dove sarei dovuto andare l’indomani. Prima di rientrare mangiai una pizza e pensai che era meglio riposare, volevo essere brillante per il giorno dopo.

Alle otto del mattino ero già davanti alle porte dell’università, c’era pieno di gente, cominciammo ad entrare e a prendere posto, cercai di entrare tra i primi per prendere il miglior posto, avevo con me anche un registratore, in modo da non perdere qualche nozione interessante. Avrei conosciuto i migliori esperti della medicina. Il primo giorno avrei incontrato il Professor Franco C., specializzato in chirurgia estetica a Barcellona, la Dottoressa Anna V., specializzata in psicoanalisi, e il Professor Andrea L., ortopedico. Uscii dall’aula alle 15:00, avevo una gran fame e decisi di fermarmi in una trattoria li vicino, dove trovai anche altre persone presenti quel giorno in aula. Due ragazzi mi si avvicinarono e mi chiesero se potevano prendere posto al mio stesso tavolo, ci presentammo e mi dissero che anche loro erano italiani appena laureati, Amedeo di Foggia e Mario di Milano. Alloggiavano anche nella mia stessa pensione. Il giorno dopo lo trascorremmo in giro per Londra, e verso sera decidemmo di portarci una pizza nelle camere e discutere sugli appunti presi il giorno prima. Prima di addormentarmi chiamai a casa e Chiara mi disse che aveva conosciuto un ragazzo, e ridendo le dissi: “spero che stavolta sia quello giusto”, è una ragazza molto volubile, cambia idea ogni 5 minuti e io la prendo in giro dicendole che se va avanti così rimarrà zitella a vita.

I giorni passavano veloci, con Amedeo e Mario mi trovavo bene, eravamo sempre in giro quando non c’erano congressi. Dopo una decina di giorni conoscemmo tre ragazze, anche loro italiane, Elena di Napoli, laureata in psicologia infantile, Michela di Brescia, radiologa ed Angela di Genova, ostetrica. Quest’ultima è proprio il mio tipino ideale, biondo cenere, occhi azzurri, ed una bocca da baciare (questo è ciò che ho pensato e che avrei voluto fare a primo impatto). Alloggiavano in una pensione non molto lontana dalla nostra. Cominciammo a fare coppia fissa, Amedeo ed Elena, Mario e Michela ed ovviamente io ed Angela, eravamo sempre noi sei, visitavamo Londra, andavamo a pranzo insieme.

Arriva il giorno della partenza, e quindi della separazione promettendoci di mantenerci in contatto. Passai un po’ di tempo da solo con Angela, non potevo crederci, stava capitando di nuovo, dall’ultima botta che avevo preso mi ero ripromesso che non mi sarei mai più innamorato e invece…lei mi disse che era molto presa e io non feci altrimenti e le promisi che sarei andato a trovarla presto.

Arrivato in aeroporto c’era mio padre con Chiara, ancora non sapevano di Angela. Mia sorella mi guarda delusa dicendomi: “e la ragazza londinese dov’è, caspita ho perso la scommessa” le raccontai di Angela ed ecco che il sorriso riaffiorò sulle labbra, cominciò a farmi una miriade di domande, anche mio padre era curioso, ma non chiese nulla, si limitò solo ad ascoltare col sorrisetto sulle labbra.

Dopo due giorni dal mio rientro entrai a far parte dell’equipe del professor Franco C., mentre con Angela continuavamo a sentirci ogni giorno, avevo una gran voglia di rivederla, mi disse che sarebbe venuta a trovarmi prima lei ed infatti fu così. Andai a prenderla in stazione, era più bella di come la ricordassi, andammo a pranzo fuori e trascorremmo un po’ di tempo da soli, prima di portarla a casa per farla conoscere a mie, sarebbe rimasta a Roma per tre giorni e Chiara si prese il compito di farle visitare Roma mentre io ero in ospedale, ma lei con grande sorpresa, mi disse che non avrebbe potuto visitare Roma perché dal giorno dopo avrebbe cominciato anche lei a lavorare nella mia stessa clinica, io rimasi fermo per un attimo, non riuscivo a capire, lei mi guardò con un sorriso e mi disse: “non te l’ho detto? Mi sarò dimenticata! Nella tua clinica cercavano un’ostetrica e quindi… ho deciso di fare un salto a Roma e stabilirmi qui, chissà…forse Marco può darmi una mano!” Ero al settimo cielo, non riuscivo neanche a parlare, diedi la notizia ai miei genitori che l’accolsero come non mai, mia madre si prestò subito a prepararle la camera degli ospiti e a dirle che si sarebbe potuta trattenere senza alcun problema.

Sono passati già un bel po’ di mesi da quando Angela è a Roma, stiamo vivendo una favola, siamo fatti l’uno per l’altra e… stiamo progettando di sposarci.

 

     
 

 

 

 

 

     
 

 

 

 

Consiglio- Cammina con la consapevolezza di farlo: è un piacere raffinato.

 

     
 

 

 


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