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Mi chiamo Franco e abito a Livorno con mia moglie Marcella e Tommy, in una villetta ai confini della città, zona residenziale dove ci sono molte villette ed io e Marcella abbiamo stretto amicizia con altre tre coppie, Angela ed Alberto, Rossana ed Alfredo ed Antonio e Marisa. Questi ultimi sono proprio i nostri vicini. Il 17 febbraio dell'ottantadue era un giorno piovigginoso, il brutto tempo era cominciato verso le due di notte, la pioggia persistette per tutto il giorno e notte seguente. La sera del 17 eravamo stati invitati da Antonio poichè era il loro 4° anniversario di matrimonio, ci aveva avvisati il giorno prima senza dire nulla alla moglie perchè doveva essere una sorpresa per lei, aveva prenotato al ristorante Belmondo che a Marisa piaceva tanto. Io e mia moglie, Rossana e Alfredo ed Alberto ed Angela arrivammo al ristorante alle 20:00, mancavano solo i due festeggiati, che ovviamente ci avrebbero raggiunti dopo il nostro arrivo. Sul tavolo c'era un bellissimo mazzo di rose rosse ed al centro c'erano 4 rose blu stupende, al posto di Marisa c'era un pacchetto di un noto gioielliere di Parigi, regalo di Antonio, a quel pacchetto aggiungemmo anche i nostri regali. Nell'attesa, cominciammo a bere un aperitivo e parlammo del più e del meno senza renderci conto del tempo che passava. Il cameriere si avvicinò al nostro tavolo per invitarci ad ordinare ma Antonio e Marisa non erano ancora arrivati, guardammo l'ora, erano le 22:00. Ci cominciammo a chiedere che fine avevano fatto, pensammo che i due piccioncini avevano poi deciso di trascorrere la serata da soli invece, a casa di Antonio era successo di tutto. Al ritorno dal lavoro, Antonio non aveva trovato la moglie a casa, nell'attesa del suo rientro cominciò a prepararsi per la serata, passò il tempo ed Antonio cominciò a preoccuparsi, poichè il cellulare della moglie risultava irraggiungibile. Antonio entrò in preda al panico, cominciò a chiamare tutti gli ospedali della zona, chiamò i carabinieri, dimenticandosi del ristorante e degli amici. Presi il cellulare e chiamai Antonio che mi rispose subito ma non gli diedi il tempo di parlare che scherzosamente dissi: "eh bravi! Vi state divertendo mentre che noi siamo qui a morire di fame" Antonio fuori di sè "cosa stai dicendo Franco, Marisa è scomparsa" non riusciva a parlare, al sentirlo balbettare cominciai a preoccuparmi e gli dissi che lo avremmo raggiunto subito. Antonio ci raccontò il suo rientro a casa, le chiamate agli ospedali ed ai carabinieri che gli avevano risposto che se la moglie non sarebbe rientrata entro le 48 ore, si poteva procedere con la denuncia. Si scusò per non averci avvisato, ma in preda al panico si era dimenticato di tutto, aveva provato solo a telefonare a casa mia e di Marcella senza risultato. Continuò a telefonare al cellulare di Marisa, ma nulla da fare, risultava spento. Cercammo di tenerlo su moralmente ironizzando sul fatto che Marisa aveva voluto fargliela pagare perchè la mattina, prima di andare al lavoro, l'aveva salutata con il suo solito "buona giornata amore" ma senza fare alcun cenno di auguri al loro anniversario, anche se noi tutti sapevamo che Marisa non avrebbe mai fatto un gesto del genere. Provammo a metterci in cerca di Marisa, ma con tutta quella pioggia e quella nebbia, non si vedeva a un palmo della mano. Rinunciammo alla ricerca con la speranza che al mattino la pioggia sarebbe cessata. Era domenica, alle 7:00 del mattino chiamai mia madre per chiedergli se poteva tenere Tommy e che sarei andato la sera a riprendermelo, per non farla preoccupare le dissi che avevamo organizzato una scampagnata con degli amici. La ricerca ebbe inizio, ma in tutta la mattinata nessuna notizia positiva, alle 14:00 ci riunimmo tutti da Antonio, di Marisa e della sua ford nessuna traccia. Antonio era sconsolato, lo accompagnai nel tardo pomeriggio, in caserma per fare la denuncia della scomparsa e gli venne risposto che si sarebbero subito dati da fare con le ricerche. Passarono i giorni, le settimane, ma nulla di nuovo in arrivo. Controllammo l'armadio di Marisa, mancavano abiti, una borsa e tutti i suoi documenti. Antonio sembrava l'ombra di se stesso, non si radeva più, non mangiava, non andava più a lavorare, e vedendo che non provava proprio a reagire in nessun modo, riuscì a convincerlo a tornare a lavorare in modo da potersi anche svagare un pò. Era il responsabile di un'azienda di spedizioni, ma passati 15 giorni, nei quali aveva combinato una marea di casini, il Signor Pisù, capo di Antonio, lo convocò nel suo ufficio per dirgli di prendersi un mese di ferie sperando che i suoi problemi si sarebbero risolti nel miglior modo, aggiungendo che lì in azienda era necessaria la sua presenza. Rientrando a casa mi telefonò per raccontarmi il tutto, era più abbattuto di prima. Verso la fine di maggio, io e Marcella invitammo Antonio a cena da noi per fargli mangiare il suo piatto preferito, pennette ai funghi, erano da poco passate le 20:00, quando una volante si ferma di fronte casa di Antonio, i lampeggianti si riuscivano a vedere dalla finestra della mia cucina; uscimmo e ci comunicarono di aver ritrovato l'auto di Marisa in un bosco, con in mezzo un bel laghetto, non molto distante da lì. La segnalazione era arrivata da parte di alcuni ragazzi che si trovavano lì per una scampagnata e che ricordavano la scomparsa di una donna con una ford rossa. I carabinieri perlustrarono tutta la zona, ci vollero tre giorni per setacciare bosco e laghetto, ma di Marisa nessuna traccia. Marisa era scomparsa nel nulla... Antonio decise di lasciare il lavoro per trasferirsi più lontano possibile da quella casa piena di ricordi che lo tormentavano, riuscì presto a trovare un nuovo lavoro che avrebbe intrapreso a partire da luglio, mentre il mese di giugno servì per riprendersi dall'apatia in cui si era buttato. Nel frattempo cominciarono a nascere alcuni problemi tra me e Marcella, giorno dopo giorno la sentivo sempre più fredda e distaccata, provai a parlarle, ma per lei non c'era nulla che non andava, che si trovava solo in un periodo di stanchezza fisica e mentale. Le proposi un viaggetto per rimanere un pò da soli fuori dalle mura domestiche, ma ci fu un secco rifiuto. Da qui, crebbe ancora di più la preoccupazione che Marcella si sarebbe allontanata sempre di più, fino al terribile giorno, era il 25 giugno quando cacciò tutto il coraggio e mi disse che voleva il divorzio perchè si era innamorata di un altro. Cominciai a dubitare su di Antonio e sul feeling che tra di loro si era istaurato, ultimamente mia moglie, fingendosi preoccupata per lui, non faceva altro che invitarlo a cena. Mi prese coraggio e le chiesi se si trattava di Antonio, ma lei non rispose, pensai da quanto tempo poteva andare avanti e, preso dalla rabbia, le diedi tre ore di tempo per fare le valigie e andarsene. Presi Tommy e me ne andai a fare un giro dicendole che al mio ritorno non avrei voluto trovarla ancora lì. Dopo mezz'ora ritornai indietro e suonai al campanello di Antonio, mi aprì ed entrai mentre Tommy rimase a giocare in giardino. Mi offrì da bere, io non accettai e dalla mia faccia capì subito che era accaduto qualcosa e mi chiese cosa avevo, io risposi "dimmelo tu!" capì subito che ero venuto a conoscenza della relazione che aveva con mia moglie ed infatti rispose con tono basso "te l'ha detto?" cercò di giustificarsi dicendo che gli dispiaceva e che non era colpa di  nessuno, che presi dal folgore, un giorno successe ciò che non doveva capitare e che non era loro intenzione farmi del male. Riuscii solo a dire che non avevo più intenzione di rivedere le loro facce e me ne andai. Lui rimase in casa, forse avevano già programmato di andare via insieme. Feci un fischio a Tommy e lo vidi scavare sotto un grande cespuglio che si trovava proprio di fianco alla casa, mi avvicinai per prenderlo e i miei occhi videro ciò che non avrei voluto mai immaginare...mi si raggelò il sangue, una borsetta era sbucata fuori dal terreno dove Tommy aveva appena scavato. A quel punto presi il cane e mi allontanai dall'abitazione incamminandomi lungo il viale alberato, presi il cellulare e chiamai il capitano dei carabinieri e gli spiegai cosa avevo visto, mi disse di non muovermi perchè sarebbero subito accorsi. Suonarono al campanello ed uscì Antonio in pigiama accompagnato da Marcella, lo avvisarono che avevano ritrovato il corpo senza vita della moglie e che avrebbe dovuto seguirli per identificarlo. Nel frattempo che Antonio era rientrato in casa per cambiarsi, si misero a scavare nel punto dove avevo visto la borsetta, ed ecco che il corpo di Marisa saltò fuori insieme ai documenti e a tutto ciò che mancava dall'armadio. Marcella e Antonio aveva commesso quel macabro massacro per incassarsi i soldi dell'assicurazione di Marisa, intestata ad Antonio. Confessarono dopo ben 7 ore di interrogatorio. E' stato un duro colpo da mandar giù, ora sono passati molti anni e mi sono ricostruito una vita, vivo a Torino con mia moglie Federica e i miei tre figli, mentre il mio Tommy è morto di vecchiaia tre anni dopo dall'accaduto.

Lucilla

 

     
 

 

 

 

 

 

     
 

 

 

 

 

     
 

 

 

 

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