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Icona di Messaggio Topic: ANGELI Rispondi al Topic Posta un nuovo Topic
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Elena
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Quota Elena Rispondibullet Topic: ANGELI
    Postato: 10 Ott 2009 alle 18:16
Ciao a tutti!!!
 
Venite qui e scrivetemi tutto
 
quello che volete così, oltre a vincere,
 
potremo anche fare amicizia.
Bacioni CoolCoolCool
Elena
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Quota Elena Rispondibullet Postato: 19 Ott 2009 alle 14:52

Come fare una collana

Fare%20una%20collana

Fare una collana con le vostre mani, può essere un’ ottima idea regalo per la Festa della Mamma che è ormai vicinissima, per aiutarvi se avete scelto di realizzare un dono fai date, vi suggeriamo una procedura semplice e di grande effetto, per ottenere una sp le ndida collana.

goog le _ad_request("TC1", 1, 2);

La collana che vedete in foto, si può realizzare in pochissimo tempo, ed è perfetta per una mamma moderna, che ama vestire giovani le , e che adora la moda eco chic.
 
Ma ora vediamo subito come procedere per ottenere sp le ndidi gioielli di carta fai da te!
 
Prima di tutto si parte dall’occorrente, che per questo lavoretto sarà molto semplice da reperire anche in casa, ma soprattutto a costo zero, che si sa in tempo di crisi fa sempre comodo!
 

Procuratevi tanto per cominciare della carta di giorna le , le forbici per tagliare, poi la colla vinilica, una perlina di mezzo cristallo da 6 mm, un filo di nylon e per finire un nastrino in raso di colore nero.
 

  • Tagliate delle striscioline di carta di giornale di larghezza 1 cm e ripiegate le a fisarmonica ogni tre cm.
  • In questo modo otterrete tante picco le fisarmoniche di carta, che costituiranno i petali del fiore centra le .
  • Dopo averne realizzate un bel po’, unitele tra di loro e incollatele le une al le altre usando la colla vinilica.
  • Quando avrete raggiunto l’ampiezza ideale del fiore, incollate tra di loro anche le due estremità, fino ad ottenere una coroncina.
  • Dopo aver fatto asciugare, occorre cospargere di colla anche il centro della nostra corona.
  • Appena sarà asciutta la colla, per inserire la corolla del fiore, si deve far passare nel centro del cerchio un filo di nylon, infilare la perlina, e ripassare il filo nel foro. Poi annodare il filo sul retro.
  • Una volta comp le tato il fiore, si fa passare sotto il nodo del filo di nylon, il nastrino in raso, e per allacciare la collana si farà un fiocchetto.
     

    Davvero origina le e creativa quest’ idea fai da te, alla qua le la vostra cara mamma non potrà assolutamente restare indifferente!

     
    Ora non vi resta che darvi da fare e munirvi dell’occorrente giusto per creare questa bella collana di carta.
     
    Foto:
    www.donnamoderna.it

    • Fare%20una%20collana
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    Quota Elena Rispondibullet Postato: 26 Ott 2009 alle 15:52
    Biscotti%20alla%20Nutella
     
    BISCOTTI ALLA NUTELLA
     
     
     
    INFORMAZIONI
    • 10 persone
    • 290 Kcal a porzione
    • difficoltà facile
    • pronta in 45 minuti
    • ricetta vegetariana
    • si può preparare in anticipo
    • si può mangiare fuori
    INGREDIENTI
    PREPARAZIONE
    • Preparare la pasta frolla secondo la ricetta di base.
    • Trascorso il tempo di riposo della pasta stenderla con un matterello su un tagliere fra due fogli di carta da forno. Lo spessore deve essere di mezzo centimetro circa. Se dovesse spezzarsi mentre la si stende, ricompattarla con la punta delle dita.
    • Togliere uno dei fogli di carta da forno e tagliare i biscotti di forma rotonda. Con un tagliabiscotti rotondo molto più piccolo praticare un foro al centro di metà dei biscotti. Rimpastare gli scarti per ottenere altre coppie di biscotti (devono sempre essere uno intero e uno forato, per poterli poi accoppiare in seguito).
    • Disporre i vari biscotti su una teglia coperta con carta da forno e infornare nel forno preriscaldato a 180° C per 15 minuti circa.
    • Quando sono cotti sfornarli e farli raffreddare.
    • Spalmare sui biscotti senza il foro la Nutella, quindi coprire con un biscotto forato facendolo ben aderire.
    • Una volta preparati tutti i biscotti spolverizzarli con lo zucchero a velo.


    Modificato da Elena - 26 Ott 2009 alle 15:53
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    Quota Elena Rispondibullet Postato: 26 Ott 2009 alle 22:54
    Spaghetti alle vongole

    Spaghetti%20alle%20vongoleINFORMAZIONI
    • 2 persone
    • 420 Kcal a porzione
    • difficoltà facile
    • pronta in 30 minuti
    • ricetta light
    INGREDIENTI
    • 500 g di vongole
    • una decina di rametti di prezzemolo
    • 1 spicchio d'aglio
    • 2 cucchiai d'olio extravergine di oliva
    • pepe
    • 160 g di spaghetti
    • sale grosso
    PREPARAZIONE
    • Lavare accuratamente le vongole sotto acqua corrente e metterle in una capace casseruola. Porle sul fuoco a fiamma vivace ed attendere che si aprano. Generalmente occorrono 5-7 minuti. Mescolare di tanto in tanto.
    • Quando sono pronte sgusciarle lasciandone qualcuna intera per decorare e filtrare il liquido di cottura.
    • Lavare il prezzemolo, selezionarne le foglie e tritarle finemente con la mezzaluna su un tagliere assieme allo spicchio d'aglio spellato.
    • In una capace padella mettere l'olio, il trito e farlo soffriggere a fiamma dolce facendo molta attenzione a che l'aglio non bruci.
    • Unire le vongole e mescolare accuratamente. Aggiungere 2 cucchiai di liquido di cottura, far insaporire qualche istante, unire una grattugiata di pepe, spegnere il fuoco e coprire.
    • Lessare la pasta in abbondante acqua salata e, poco prima di scolarla, aggiungere mezzo mestolo di acqua di cottura nella padella del condimento, quindi accendere il fuoco.
    • Saltare la pasta scolata a fiamma vivace nella padella del condimento per qualche minuto, girando di frequente.
    • Servire immediatamente con un filo d'olio a crudo e decorare con foglie di prezzemolo.


    Modificato da Elena - 26 Ott 2009 alle 22:55
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    Quota Elena Rispondibullet Postato: 28 Ott 2009 alle 10:42

    Le streghe nella tradizione popolare

    L'immaginario collettivo è sempre rimasto affascinato dalla Stregoneria e la figura della Strega non poteva mancare nelle fantasie dei contadini e del popolo di un tempo; queste figure sono rimaste impresse nella Tradizione agraria e quelli che riportiamo sono soltanto alcune delle forme e dei nomi che identificano la Strega nella tradizione popolare di alcune regioni italiane:

    ABITATRICI DEI CAMPI: Vengono così chiamate le Streghe in Calabria ed in Lucania, soprattutto nei posti dove risiedono le comunità di Albanesi.

    ANIMULARI: Sono streghe assai popolari in tutta la Sicilia, soprattutto nella provincia di Trapani. Si radunano di solito durante la notte in luoghi solitari ed abbandonati.

    BAZURE: Le Streghe che abitano ad Alassio e nei dintorni del Savonese. E’ loro usanza darsi convegno nelle notti di burrasca sul lungomare, e messe in acqua le barche tirate a secco sulla battigia, andare in giro per il mare in tempesta. Rientrano la notte stessa rimettendo tutto a posto prima dell’alba.

    BEATE DONNETTE: Abitano nella zona di Trento e nel Vicentino e vengono spesso confuse con le Fate.

    BEFANE: Per il loro aspetto trasandato da vecchie brutte e canute, sono spesso associate alle Streghe. Si tratta in realtà della famosa Frau Holle della quale si narra nelle leggende germaniche, personaggio che con l’avvento del cristianesimo venne poi relegato tra gli spiriti maligni.

    BELE BUTELE: Streghe molto diffuse nel Veneto occidentale e nelle provincie di Verona e di Vicenza. Nella tradizione vengono ricordate come donne avvenenti nel loro aspetto umano ma orrende e deformi nell’aspetto abituale.

    BONAE RES: Donne mitiche dall’aspetto ambiguo, a metà tra le streghe e le Fate, molto diffuse nella provincia di Brescia.

    COGAS: Le Streghe che vivono in Sardegna; secondo la tradizione quando in una famiglia nascono sette femmine di seguito, l’ultima sarà una Cogas.

    DONNA DEL GIOCO: Questa figura è stata confusa nel tempo insieme a quella delle varie Streghe che popolano l’immaginario collettivo; essa ha in realtà origini antiche che affondano nella mitologia pagana ed è accostabile alla “Domina Ludi” presente nel “Gioco di Diana”.

    GATTE MASCIARE: Sono le Streghe che vivono a Bari e che hanno l’abitudine di arrampicarsi come i gatti sulle terrazze delle case.

    JANARE: Streghe che vivono in Campania e dalle quali prende il nome il monte Ianara, in provincia di Caserta.

    MADRI: Streghe Siciliane, diffuse nella provincia di Trapani; predicono il futuro e sono molto esperte nelle arti Magiche.

    MASCHE: Popolari Streghe diffusissime in Piemonte, Liguria e Lombardia; il termine deriva dalla Tradizione Celtica.

    MAT BONADOL: Potente Stregone nativo del territorio posto attorno al lago di Endine (Bergamo); giustiziato come eretico dalla Santa Inquisizione, anche dopo la morte continua a rivoltarsi nella tomba emettendo urla spaventose.

    MISSUIA: Strega appartenente alla tradizione popolare dei Grigioni in Svizzera.

    NUMES: Stregoni che abitano nella catena delle Dolomiti, dalle quali scendono a valle poco prima della mezzanotte agitando il loro mantello.

    STREGHE MARINARE: Molto note soprattutto quelle che vivono sulle coste Istriane, molto simili alle Bazure liguri.

    STRIA DE LA DIASSA: Chiamata anche Strega del Ghiaccio, è localizzata in provincia di Belluno; tra le sue caratteristiche predomina quella di comandare sugli elementi atmosferici.

    VAINA: Streghe e Stregoni che popolano la Val d’Ossola e la provincia di Novara, appaiono al crepuscolo e per non incorrere nella loro ira è sufficiente non tagliargli mai la strada.

    VECIA BARBANTANA: Strega conosciuta nel Veneto e che si sposta continuamente di paese in paese.

    ZOBIA O ZOBIANA: Strega che vive in Lombardia il cui nome deriva dal piemontese “giòbia” (giovedì), giorno nel quale si riunivano le Streghe per il Sabba.

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    Quota Elena Rispondibullet Postato: 29 Ott 2009 alle 11:28





    La storia di Segòmo a nessuno piaceva raccontarla, quando qualcuno stava per pronunciare il suo nome un brivido premonitore gli si ghiacciavano in bocca le parole, allora preferivano tacere per non essere scambiati per guerrieri violenti. I Manni stavano sulla sponda destra del fiume, attaccavano spesso le altre tribù pacifiche dell'altra sponda. Era ovvio che il dio di tutte le guerre stesse in mezzo ai due belligeranti. Il dio parlava solo tramite Ogam lo spirito che viveva dentro una quercia millenaria sulla sommità di una roccia nera, come un truce ciclope del Grande Mare, la roccia si collocava in mezzo al fiume dividendolo in due larghe falde, da quella di destra nasceva il fiume Sieg. Segòmo era anche la divinità che le tribù galliche d'Alesia che l'hanno invocavano prima e durante le battaglie. Segòmo aveva un fratello sciamano Guredos della tribù dei Manni che l'ha interrogava spesso tramite l'oracolo Ogam. Il fratello poneva tante domande, la maggior parte era semplici richieste d'accomodamenti, futili, lamentele dei mortali, mai una volta che il parente chiedesse previsioni o richieste di vittoria per il clan. Segòmo seccato di questo petulante diede una consegna ad Ogam. - Quando qualche malaccorto pescatore si avvicinava alla roccia nera, il vecchio albero, incomincia a scuotersi violentemente e scagliare nel fiume le sue durissime pigne d'argento. Dal ribollio delle acque tutti i pesci scappavano lontani, così che nessuno in quell'ansa del gran fiume aveva fortuna. Se volevano pescare a tutti i costi, dovevano camminare per vari giorni fino all'immenso Delta -. Terminò la frase e sparì verso il carro del Sole che stava per scendere verso l'ignoto orizzonte. Tutti capivano che il dio aveva posto un ultimatum, la storia dei pescatori era solo un pretesto per spingerli a sfidarsi ed iniziare a combattersi, così che erano costretti a chiedere il favore del dio per condizionare il proprio destino. Guredos aveva una figlia di sedici anni, talmente bella, che tutti erano invaghiti di lei, un giorno mentre essa si stava lavando i capelli dorati, con un unguento fatto d'olio e di fiori di camomilla, il suo anello cadde in acqua, un luccio aprì le fauci ed inghiottì l'anello d'Alessia. Piangendo la fanciulla corse dal padre sciamano ad implorarlo di fare il possibile per interrompere, almeno per un giorno la maledizione di Segòmo, di usare tutta la sua conoscenza di capo villaggio per obbligare gli uomini della sponda sinistra a dare la caccia al predatore del fiume Egli, l'aquila di tutte le acque dolci. Dalla sommità della roccia, l'albero magico stette immobile, una grande operazione di recupero in cui partecipavano tutti i maschi dei villaggi delle due sponde ebbero inizio, si posero reti, scandagli, trappole, esche vive, ma del Luccio nessuna traccia, incapparono diversi pesci, alcuni addirittura sconosciuti, con la testa a becco d'uccello, altri con denti acuminati, altri ancora erano grosse cernie. Per tutto il giorno vagliarono, setacciarono, e liberarono immediatamente tutti i pesci, ma del luccio niente di niente, possibile che sia svanito un animale di quella taglia, tanto famelico e predatore, le esche preparate a fili di budello erano al sicuro senza che la grande gola s'avventasse su di loro. Il Luccio era Odino stesso tramutato per rompere un rito antico. Alessia assisteva a tutto quel trambusto causato involontariamente da lei: -Tutto per un anello ! - Brontolavano gli uomini curvi nelle acque del grande fiume. Sola la fanciulla conosceva la magia dello smeraldo circondato da una corona di diamanti azzurri, oltre l'inestimabile valore, l'anello serviva per il Plenilunio d'Aprile ad aprire i riti propiziatori a Freyja. La vergine Alessia era condotta dai Druidi sulla sommità della roccia in mezzo al fiume, sul punto esatto scolpito nel Mehir, la pietra divina con la raffigurazione d'Odino. L'incanto iniziava quando la Luna stava all'apogeo, la Vestale avrebbe elevato l'anello verso l'Astro, dal quale si sprigionava un sottile raggio laser, i diamanti avrebbero moltiplicato e diffuso a raggiera ai quattro orizzonti annunciando agli umani le prossime sei Calende dell'anno. Invece quell'anno la cerimonia non fu possibile, almeno che non si trovasse l'anello, sparito con Egli. I Druidi decisero di tentare lo stesso e diedero ad Alessia, la pura, un altro anello assicurandola che avrebbe fatto la stessa funzione dell'originale, gli orafi si misero subito al lavoro, i dodici diamanti azzurri, furono sostituiti con dei brillanti, lo smeraldo, raro da quelli parti fu cambiato con un cristallo verde delle Alpi. Il torciglione era d'oro, come l'originale. Venne il giorno dell'Ariete e le due processioni presero la via verso la roccia sacra. Alessia, la prescelta rapita dalla concertazione nel suo manto colore della notte procedeva tendendo le mani congiunte. Gli astanti attesero il momento fatidico un cupo silenzio scese sulle acque del grande fiume. La Luna immobile ed incapace di assecondare le speranze degli uomini, ascoltò come tutti i presente la voce del Oracolo. - saranno Calende di sangue e di sconfitte, di lutti e d'orrore, verrà un nuovo Campione che darà a Segòmo una soddisfazione, ma Segòmo premierà Egli senza l'anello. L'Ariete distruggerà ogni cosa sul suo cammino. Le parole d'Ogam impietrirono i cuori delle tribù celtiche del medio Reno. Segòmo ne rise e regnò per dodici anni seguenti. Il sacrificio d'Alessia fu inutile e fu l'ultimo rito tribale che i Druidi compirono su quelle terre.
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    Quota Elena Rispondibullet Postato: 30 Ott 2009 alle 09:14

    I folletti sono creature del Piccolo Popolo, non è facile incontrarli, ma quando capita è davvero un'esperienza entusiasmante. Il folletto può aiutarci a risolvere se riusciamo a farcelo amico, oppure può essere molto dispettoso nel caso contrario.

    I folletti sono esseri piccoli che svaniscono come se fossero fatti di fumo, non hanno l'ombra se visti alla luce del sole e non lasciano tracce sulla Terra quando camminano. Molte persone scambiano per fuochi sacri i folletti che vivono nelle brughiere.

    I folletti sono spiriti elementari, cioè abitano in quattro elementi: aria, terra e fuoco.

    Folletti del mare: vestiti di azzurro, che compaiono nei riflessi delle onde, cavalcano i delfini e vivono sulle navi, dove aiutano i marinai e restano con loro a bere rhum e raccontare storie di naufraghi. Sono in grado di avvistare pericoli prima degli uomini e aiutano nelle tempeste.

    Folletti del bosco: sono i più comuni e i più facili da incontrare, vestiti con pantaloni e casacca verde, stivaletti a mezza gamba e cappello con lunga piuma. Molti conoscono Robin Hood, come un ladro gentiluomo,ma in realtà il suo vero nome è Robin Goodfellow. Lo chiamano Hoodf, perchè porta un cappuccio, che in ihìnglese si dice appunto " hood".

    I folletti sono molto gelosi del luogo nel quale vivono e lo proteggono da persone dannose: spengono il fuoco attaccato dai piromani e aiutano gli animali a scappare da lacci e trappole.

    Folletti della montagna: scolpiscono strani disegni sulle rocce, vivono nelle grotte, ma anche nelle baite, aiutano i montanari a fare il formaggio e badano alle capre. Solitamente questi folletti amano ballare con le fate sotto i raggi della luna.

    E' possibile incontrare un folletto e farselo amico, ma bisogna avere con lui una gran pazienza in quanto è un essere dispettoso che si diverte molto a fare degli scherzi il più delle volte innocui ma fastidiosi. Quando i contadini che vivono in montagna si dimenticano di lasciare qualcosa da mangiare per i folletti che proteggono le mucche al pascolo , questi intrecciano le code degli animali in modo così stretto che il nodo non si può sciogliere, ma solamente tagliare.

    A volte i folletti si trasferiscono anche in città per seguire qualcuno al quale vogliono bene, ma bisogna prestare loro tante attenzioni perchè non è il loro ambiente naturale e possono diventare tristi ed annoiati. Bisogna sempre procurare loro del cibo buono, biscotti, latte, miele, caramelle e qualcosa con cui giocare: palle colorate, campanellini e foglie secche. La loro specialità è nascondere le cose nelle case, ma se promettiamo loro di regalargli una bella tazza di latte con il miele le cose tornano al loro posto.

    Sono delle creature dolcissime che hanno bisogno di molto affetto, guideranno benevolmente i tuoi passi se rispetterai il loro habitat: Il bosco.



    Modificato da Elena - 30 Ott 2009 alle 09:15
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    Quota Elena Rispondibullet Postato: 31 Ott 2009 alle 12:19

    La notte in cui camminano i morti
    Guido Del Duca



    Halloween%20-%20La%20Festa%20e%20la%20Notte%20di%20Halloween

    Non faceva affatto freddo, quella notte. Eppure la giornata era stata rigida, sembrava di essere tutto d’un tratto entrati in pieno inverno, a dispetto del calendario.
    Anche le previsioni meteorologiche avevano detto che su tutto il paese era in arrivo una perturbazione che avrebbe portato temperature molto al di sotto della media stagionale.
    Avevano anche fatto vedere la ricostruzione grafica delle correnti d’aria fredda che si addensavano minacciose. E invece, dannazione, quella sera la temperatura cambiò bruscamente.
    Mi ero messo il piumino pesante, quello che usavo la notte di Capodanno per andare a sparare i botti con gli amici, tanto per dire, e avevo caldo.
    La verità è che le stagioni non sono più quelle di una volta. Quando ero piccolo, e parlo di non più di trent’anni fa, le temperature seguivano il regolare corso della natura, come dovrebbe essere. Guardavi il calendario, era autunno, e faceva un tempo autunnale, se era inverno dovevi coprirti bene, e l’estate faceva caldo. Ditemi voi se adesso è lo stesso. Forse sono io che non riesco ad adattarmi, ma ormai non ci si può regolare. Un giorno è inverno e il giorno dopo c’è un sole che spacca le pietre, e magari tutto questo succede a dicembre. O addirittura, come quella sera, la temperatura cambia da un minuto all’altro.
    E se il freddo della giornata era stato innaturale, altrettanto lo era il caldo di quella sera. Senza il calendario a portata di mano non sarebbe stato possibile neanche tirare a indovinare quale stagione fosse, figuriamoci il giorno esatto. Per fortuna, a confortarmi nel caso avessi avuto un vuoto di memoria, c’era il calendario dell’orologio della macchina. Era la sera del 1 novembre.
    Uscii di casa poco dopo le undici e quaranta. Dovevo fare il turno di notte nel palazzo in cui lavoravo come custode, e avrei dovuto prendere servizio di lì a un’ora.
    Mi piace guidare di notte, o almeno mi piaceva farlo da ragazzo, poi purtroppo il lavoro durante il giorno ha cominciato a svuotarmi delle energie. Appena entrato in macchina, mi resi conto una volta di più che avevo fatto male a dar retta alle previsioni, e che con il piumino addosso avrei fatto una sauna. Non mi andava di fermarmi subito per togliermelo, così smanettai un po’ con la manopola del condizionamento per regolare la temperatura, ma il climatizzatore non diede segni di vita. Non era la prima volta che mi succedeva, perciò non ci feci caso, e mi limitai a ripetere per l’ennesima volta che alla prima occasione avrei cambiato quello scassone di macchina.
    La strada era vuota, sia di pedoni che di altre auto. C’è tanta gente superstiziosa che preferisce non andare in giro la notte dei Morti. Improvvisamente mi tornò alla memoria un giorno di una trentina di anni prima. Avevo forse dodici o tredici anni, e anche allora era la notte fra l’1 e il 2 novembre. Non solo, ma anche quella notte il termometro sembrava impazzito e faceva caldo come in estate.
    Insieme ad un paio di amici, ci eravamo messi in testa di passare la notte dei Morti in maniera diversa dal solito, così avevamo detto ai nostri rispettivi genitori che saremmo andati a dormire da uno di noi, che a sua volta aveva casa libera perché i suoi erano fuori città. Oggi la moda di Hallowen si è diffusa anche da noi, ma a quell’epoca ne sapevamo poco. Sapevamo solo che in America, la notte di Ognissanti i bambini si vestivano come a carnevale e andavano in giro a bussare alle porte.
    Noi ci limitammo a prendere spunto da questo, perché quello che volevamo fare era diverso. Abitavamo non lontano dal cimitero, e la nostra idea era quella di andare in giro con dei lenzuoli, o con le facce dipinte di bianco, come dei fantasmi, per spaventare i malcapitati che si trovavano a passare. Era un sabato sera, quindi non avevamo il problema di doverci alzare presto la mattina dopo.
    Coincidenza singolare, a cui feci caso solo guardando il display dell’orologio, anche quella sera era un sabato. Altra coincidenza, il palazzo in cui dovevo andare a lavorare era vicino al cimitero, anche se era stato costruito di recente.
    Il tragitto cominciava ad essere noioso, perciò scelsi un cd da quelli che tenevo in macchina e lo inserii nell’apposita fessura dello stereo. Immediatamente le note di un pezzo dei REM riempirono l’abitacolo.
    Poi sentii uno scatto. L’orologio del cruscotto adesso segnava tre zeri, e annunciava che era domenica. Era il 2 novembre.
    Nello stesso momento, lo stereo smise di suonare, il lettore cd si spense e sputò fuori il cd. Ci soffiai sopra e lo inserii di nuovo. Schiacciai Play, ma il cd uscì di nuovo fuori. Scelsi un cd di Michael Jackson e lo inserii nello stereo. Stessa storia. Presi dal mucchio un altro cd e lo inserii. Niente. Evidentemente la macchina non era l’unica cosa da buttare.
    Aprii il cassetto portaoggetti e scelsi una delle cassette che avevo lì. Ne scelsi una degli Aerosmith e la inserii nell’autoradio. Solo dopo due minuti mi resi conto che ancora non aveva emesso alcun suono. Mandai avanti veloce, ma era come se avessi inserito una cassetta vergine. Semplice, pensai, a forza di stare lì dentro si è smagnetizzata. Ne ebbi la conferma con una seconda cassetta, dei GN’R. Mi fermai per cercarne una che fosse rimasta intatta. Trovai una compilation dei Beatles che sembrava in buone condizioni. La azionai e finalmente lo stereo tornò a trasmettere musica. Di pessima qualità, però. Non per la musica dei Beatles, intendiamoci, ma proprio per il suono. Erano più i fruscii che le note, sembrava una registrazione d’epoca. Non potei resistere a lungo a quello strazio, così tolsi la cassetta e accesi la radio. La mia stazione preferita era saltata. Attivai la ricerca automatica delle frequenze.
    Teoricamente, in pochi secondi avrei dovuto trovare una stazione. Invece niente, e quando abbassai lo sguardo sul display mi accorsi che correva a velocità folle dagli 87.5 ai 108 MHz senza trovare una sola stazione. Non sapevo se ridere o piangere, era impossibile che fossero saltate tutte le radio
    ‘Proviamo con l’AM’ mi dissi, e disattivai la modulazione di frequenza. L’AM funzionava e stava trasmettendo Ruby Tuesday dei Rolling Stones. La ascoltai per un po’, poi cercai altrove. Su un’altra stazione c’era Bob Dylan, con Mr. Tambourine Man.
    ”Let me forget about today until tomorrow”
    Non potei fare a meno di pensare che erano dischi in classifica tanti anni prima, forse anche quella fatidica sera in cui avevamo deciso di vestirci da spettri.
    ‘ Ma che è, una serata revival?’ reagii infastidito, e azionai di nuovo la ricerca automatica.
    Sembrava ci fossero solo tre canali, e il terzo trasmetteva quello che sembrava un notiziario, ma mi accorsi subito che c’era qualcosa di strano
    ‘ Questa mattina il presidente degli Stati Uniti d’America, in visita a Nuova York ha parlato dell’intervento in Vietnam, rassicurando la folla accorsa ad assistere al suo discorso. Intanto, la polizia disperdeva i numerosi manifestanti pacifisti i quali…’spensi immediatamente, infastidito dalla voce metallica del cronista, più che dalle parole. Probabilmente trasmettevano documenti d’epoca. Provai a cercare manualmente una stazione, ma appena la toccai, la radio si spense. E immediatamente dopo anche la macchina.
    Così, senza preavviso, senza che si illuminasse una qualche spia rossa o qualcosa del genere. Semplicemente si spensero motore e quadro di comando, come se qualcuno avesse staccato i fili.
    Ero fermo in mezzo alla strada deserta. Provai a rimettere in moto, ma né motore né batteria diedero segni di vita, come se non esistessero.
    Presi il cellulare, ma ovviamente non c’era campo, e appena lo toccai per provare a fare una chiamata d’emergenza, la batteria si scaricò e il display si spense.
    Non potei far altro che scendere dalla macchina. Aprii il cofano, dentro sembrava tutto a posto, ma io di motori non ci capisco un’acca.
    Comunque c’era poco da capire, la macchina mi aveva abbandonato e dovevo farmela a piedi.
    Non doveva mancare molto, ma non riuscivo ad orientarmi bene perché quella strada, di notte, sembrava diversa. Non c’erano molti lampioni, e così le case, i cartelli, il paesaggio, insomma tutte quelle cose che potevo prendere come punti di riferimento, erano inghiottite dalle tenebre.
    Salii sul marciapiede e mi incamminai sul sentiero alberato, di cui non vedevo l’inizio né la fine, ma solo il breve paesaggio cui passavo affianco, e che mi sembrava tutto uguale. Non è così anche la vita?
    Proseguii per non so quanti minuti. Anche se non riuscivo ad orientarmi, dovevo essere ormai arrivato. Non c’era possibilità di sbagliare, da casa mia al lavoro bisognava percorrere un’unica strada dritta, senza mai abbandonarla, e mi trovavo subito nel parcheggio.
    Invece ero in strada ormai da mezz’ora e non ero ancora arrivato. Era troppo buio per guardare l’orologio, ma doveva essere mezzanotte e un quarto, forse la mezza.
    Più o meno l’ora in cui, tanti anni prima, i miei amici ed io avevamo terminato di spalmarci la faccia di bianco, di passarci il nero sotto gli occhi e vestirci con dei sacchi che dovevano occultare le nostre fattezze. Ci eravamo guardati nello specchio e quasi eravamo morti di paura. Sembravamo davvero degli spettri come si vedevano nei fumetti di paura che qualcuno faceva girare a scuola, o come in certi film americani che andavamo a vedere al cinema, di nascosto. Ma i trucchi di quei film erano meno riusciti di quelli che avevamo escogitato noi, o almeno era la nostra impressione.
    Uscimmo fuori, correndo da un lato all’altro della strada deserta, lanciando urla e agitando le torce elettriche che tenevamo sotto i vestiti e che contribuivano a circondarci di luce.
    Passarono solo un paio di auto, e noi ragazzi ci divertivamo ad attraversare la strada all’improvviso mentre i fari delle auto illuminavano le nostre spaventose fattezze. Più di un’auto rischiò di sbandare e finire fuori strada. Il divertimento però non era come l’avevamo previsto. Spaventare gli automobilisti non dava soddisfazione, non potevamo goderci le reazioni e in più rischiavamo di venire investiti. Ci eravamo conciati in quel modo perché volevamo spaventare i passanti, ma purtroppo si era fatto tardi, e a piedi non passava più nessuno.
    Non mi ricordo chi di noi, forse proprio io, propose di andare a suonare alle porte delle case, farsi aprire e spaventare la gente. In quella zona non c’erano tanti condomini, la maggior parte degli edifici erano case isolate, a due piani, con l’ingresso direttamente sulla strada. In alcune case, le luci erano ancora accese. Decidemmo di separarci e dividerci l’isolato in quattro zone di appartenenza, quanti eravamo. Avremmo dovuto suonare e farci aprire, o almeno spingere le persone ad affacciarsi alla finestra e osservare la loro reazione quando ci vedevano. Se si spaventavano, era un punto, se si limitavano ad aprire e guardarci, mezzo punto. Non c’era un giudice, facevamo affidamento sulla nostra buona fede. In palio per chi faceva più punti c’era una squadra del Subbuteo pagata dagli altri tre
    - Io quella zona non la voglio- dissi immediatamente, dopo esserci suddivisi l’isolato
    - Una zona vale l’altra- ribatterono gli altri –hanno tutte lo stesso numero di case-
    - Sì, ma nella mia c’è…- quasi mi vergognavo a continuare la frase. Gli altri avevano capito, e se la ridevano
    - Dì un po’, non avrai mica paura dell’Orco?-
    L’Orco, lo avevamo soprannominato così quando eravamo più piccoli, era un uomo di età indefinibile, forse sui quaranta, forse sui cinquant’anni, che abitava in una di quelle case. Lo chiamavamo così perché era grosso, curvo, peloso e spaventava i bambini. Non parlava con nessuno, si diceva che bevesse e le nostre mamme ci raccomandavano di stare attenti quando giocavamo lì vicino
    - Non è che ho paura- ribattei –solo che se mia madre sa che sono andato da quello…-
    - E tu non glielo dire-
    - Una volta sono andato da lui- disse Claudio, con il suo fare da adulto –per una raccolta della chiesa. È stato molto gentile-
    Non ci credevo, lo diceva per darsi arie, ma non potevo passare per codardo. Così accettai.
    Diedi un taglio ai ricordi. Mentre ricostruivo quelle scene di trent’anni prima avevo di nuovo perso la cognizione del tempo. E non ero ancora arrivato a destinazione.
    All’improvviso qualcosa ruppe il silenzio della strada. Un vago suono il lontananza che si faceva via via più distinto superando gli alberi.
    Era una canzone. Una vecchia canzone. Una voce suadente, una chitarra in sottofondo.
    Era Elvis, senza dubbio. E qualche secondo più tardi riconobbi anche la canzone, Don’t be cruel. Le coincidenze cominciavano ad essere troppe.
    Già, perché anche quella notte di tanti anni prima avevo sentito risuonare quella stessa canzone. Dalla casa dell’Orco.
    Quindi era in casa ed era sveglio, avevo pensato, avvicinandomi al cancello. I miei amici erano già spariti dietro l’angolo e io cominciavo a sudare freddo, tanto che temevo che il trucco cominciasse a sciogliersi.
    La canzone di Elvis da un trentatré giri continuava a suonare senza soluzione di continuità. Suonai il campanello e attesi un minuto abbondante, ma l’Orco non venne ad aprire. Forse la musica copriva il suono del campanello, o forse stava dormendo. Ero tentato di andarmene, e mi allontanai di qualche passo. Ma poi mi tornò in mente la squadra del Subbuteo. Ci tenevo troppo, e se l’avessi persa per un solo punto e per colpa della mia vigliaccheria non me lo sarei perdonato. Così tornai indietro e suonai di nuovo al citofono. Non rispose nessuno, ma mi accorsi che il cancello non era chiuso bene. Mi feci coraggio, lo aprii e mi incamminai nel breve vialetto che portava alla casa. La porta era chiusa, suonai al secondo campanello e bussai sul legno della porta. Stavolta mi aveva sentito, prima ancora che dai passi me ne accorsi perché il volume della canzone era stato bruscamente abbassato.
    La porta si aprì lentamente, come nei film dell’orrore, accompagnata da un lugubre cigolio.
    Io mi ero preparato per urlare e far saltare di paura l’Orco, ma fu tutto vano perché lui, dopo aver fatto scattare la serratura della porta, si voltò immediatamente per rientrare in casa, e non mi degnò neanche di uno sguardo.
    Rimasi come un ebete sulla soglia, ad osservare la schiena dell’Orco, che camminava chino, sbilenco, con una bottiglia di birra quasi vuota che gli penzolava dalla mano
    - Entra, che aspetti?- mi disse, come se attendesse la mia visita. E rientrò nella stanza da cui proveniva la musica.
    Mi decisi a seguirlo. Mi fermai un attimo prima di entrare nella stanza, mi sforzai di assumere un’aria truce ma era impossibile. Come si fa a mettere paura quando si è terrorizzati?
    Pensai di nuovo alla squadra del Subbuteo, volevo il Venezia, che era quello con più colori. E avrei insistito perché il mio punteggio valesse doppio, visto che ero entrato in casa dell’Orco.
    Forte di questo pensiero, spiccai un salto ed entrai nella stanza
    - Buu- urlai all’indirizzo dell’Orco.
    Lui mi guardò severo. Aveva i capelli mossi e lunghi, il viso faceva pensare ad un leone, era ispido per la barba di tre o quattro giorni. Non mosse un muscolo, continuò a guardarmi per quella che mi sembrò un’eternità. E poi scoppiò a ridere.
    Fu una risata agghiacciante, improvvisa, che sembrava scuotergli le viscere, come un ruggito
    - Come ti sei conciato, ragazzino?- disse, cercando di riprendersi dall’ilarità.
    Non sapevo che dire. Addio squadra del Subbuteo, pensai. Ma forse, se avessi preso qualcosa dalla casa per dimostrare ai miei amici che ero davvero entrato, potevo avere ancora qualche possibilità. Mi guardai intorno. La casa era immersa nell’oscurità, l’unica fonte di luce era una abat-jour di pochi watt, che diffondeva una luce gialla e sporca. Lui era spaparanzato sul divano, con addosso dei pantaloni di una tuta da lavoro e una camicia a scacchi da boscaiolo, sudicia, e mi osservava incuriosito.
    Poi vidi quello che c’era sul divano. In un primo momento non me ne ero accorto perché era mezzo infilato nella fessura del bracciolo, ma non c’era dubbio, era il primo numero di Diabolik. Il primo numero originale di Diabolik. Nonostante fosse di appena una decina di anni prima, era introvabile e valeva una fortuna. Se lo avessi avuto sarei stato ricco. Altro che una squadra, potevo comprarmi tutto il campionato di Subbuteo.
    L’Orco seguì il mio sguardo e sembrò leggermi nel pensiero. Prese l’albo e lo sfogliò simulando voluttà
    - Bello, vero? L’ho trovato proprio oggi in cantina, non ricordavo neanche di averlo. Io non so che farmene, potrei anche regalartelo- mi guardò –non ti piacerebbe?-
    - Sì, signore- riuscii a dire, con la bocca secca
    - Cos’è, hai paura? Su, avvicinati. Se sei un bravo ragazzo posso anche regalartelo-
    Non sapevo cosa fare, ma la tentazione era troppo forte. Mi avvicinai con gli occhi fissi sull’albo. Non poteva essere rimasto in cantina per tanti anni come aveva detto lui, era in ottime condizioni.
    E allora capii che lui mi aveva visto arrivare dalla finestra, e si era preparato. Mi guardava con gli occhi iniettati di sangue e infossati nella faccia, e con un’espressione che non avrei mai dimenticato. Sembrava seduto comodamente, con un braccio a penzoloni oltre la spalliera del divano.
    Lo anticipai, quando alzò di scatto il braccio. Nella mano stringeva un bavaglio. Avevo già intuito che c’era qualcosa di strano.
    Mi misi a urlare e corsi fuori dalla casa, senza che l’Orco potesse raggiungermi. Così era finita quella notte di tanti anni fa.

    Adesso, a trenta e passa anni di distanza, mi trovavo di nuovo da solo nella notte del 2 novembre, la notte in cui i morti tornano a vagare sulla Terra, secondo le tradizioni popolari. E di nuovo mi ritrovavo a sentire le note di quella canzone di Elvis che, a giudicare dalla qualità del suono, non sembravano provenire da un impianto hi-fi ma da un vecchio giradischi.
    Finalmente, dopo il suono, vidi la prima luce da parecchi minuti a quella parte. Era una lampada alogena sopra il portoncino d’ingresso di una casa, rischiarava solo il piccolo porticato, che mi era sorprendentemente familiare. Un debole raggio della lampada arrivava anche a rischiarare la targa con il numero civico e il nome della via.
    Mi chinai per leggere, e sobbalzai. La via era quella in cui lavoravo, ed il numero civico era proprio quello del palazzo in cui facevo il custode. Ma il palazzo non era quello, al suo posto c’era una palazzina di due piani, con ingresso sulla strada. La riconobbi. Non c’era dubbio, era la casa dell’Orco.
    Ma non era possibile, io dopo quella notte lo avevo denunciato, lui era stato arrestato, e poi aveva lasciato la città, la casa era stata abbattuta e al suo posto, ironia della sorte, era sorto il palazzo in cui anni dopo sarei andato a lavorare. Avevo anche assistito alla demolizione di quella casa.
    O no?
    Sentivo la testa che mi scoppiava, i ricordi si accavallavano a spezzoni di sogni e incubi, che acquistavano la vividezza di vita vissuta o di film che avevo visto. In quel momento non avrei potuto dare niente per certo, ero assalito dal dubbio di essermi inventato tutto. E per tutto intendo anche la mia stessa vita.
    Toccai il cancello. Era freddo e umido come quella sera. E come quella sera era aperto. Lo spinsi ed attraversai il breve vialetto ghiaioso. Arrivai alla porta, la stessa porta di legno rinforzato agli angoli. Suonai il campanello. Sentii la voce di Elvis che si faceva più soffusa, poi lo scatto della porta. Girò sui cardini con lentezza esasperante, accompagnata da un cigolio
    - Entra, che aspetti?- disse una voce pastosa.
    L’uomo che aveva aperto la porta non mi aveva neanche guardato. Mi aveva voltato le spalle e si incamminava nella stanza da cui proveniva la musica. L’uomo era curvo, con folti capelli grigi, e dalla mano pendeva una bottiglia di birra quasi vuota.
    Non riuscivo a formulare un pensiero compiuto. Entrai e lo raggiunsi. Non lasciai che si sedesse. Lo strattonai perché si voltasse a guardarmi.
    Era lui. Invecchiato di trent’anni, ma era lui senza dubbio, la stessa faccia rincagnata, la fronte bassa, il portamento da rapace
    - Ehi, e tu chi sei? Non era te che stavo aspettando- sentii che diceva, ma le sue parole mi rimbalzavano addosso senza che riuscissi a connettere.
    A patto che potesse essere ancora vivo, non poteva, non doveva abitare lì, in quella casa, che era stata abbattuta tanto tempo prima.
    Ma in una frazione di secondo tutti i miei dubbi si sciolsero e finalmente capii.
    Capii
    - Sono venuto a prenderti- gli dissi, fissandolo negli occhi da felino ferito –è giunta la tua ora, finalmente. Ti starai chiedendo chi sono. Eppure mi conosci, anche se mi hai visto quando avevo appena dodici anni o giù di lì. Sono diventato grande, o meglio, sarei diventato grande se tu non mi avessi ucciso-
    Sbarrò gli occhi, si guardò velocemente intorno alla ricerca di una via di uscita. Non ne aveva, e provò a gridare. Dalla gola gli uscì solo un rantolo, seguito da un fiotto di bava. I muscoli si irrigidirono, la bottiglia di birra cadde a terra in mille pezzi.
    E poi cadde a terra anche lui, cercando di slacciarsi la camicia a quadri per respirare, ma inutilmente. Attacco di cuore, la causa di morte più diffusa.
    Mi ci erano voluti trent’anni, ma alla fine l’avevo terrorizzato.
    Aspettai che esalasse l’ultimo respiro, poi uscii e c’era la luce, era tutto azzurro, luminoso, e anche la mia mente si schiarì.
    Quella sera di tanti anni prima non ero riuscito a scappare. Quell’uomo mi aveva afferrato e imbavagliato.
    Il mio corpo non era mai stato trovato, la mia anima non aveva trovato pace.
    Mi ero così convinto di essere vivo, di essere fuggito, e mi ero costruito una vita immaginaria, mi ero inventato che lui era stato smascherato, e avevo proseguito nell’immaginarmi quella esistenza che non avevo potuto vivere e che era andata avanti finché non era scoccata l’ultima ora per l’Orco, quando tutta la mia vita sognata era andata in frantumi e il mio mondo parallelo si era di nuovo incrociato con quello reale. Corsi e ricorsi. La Morte aveva deciso di sorprenderlo, e di mandarmi ad annunciarla, proprio nella notte del 2 novembre, la notte in cui morti tornano a vivere, la notte in cui aveva compiuto una delle sue tante efferatezze, la notte in cui ero la Morte. La notte in cui, tanti anni prima, ero morto.



    Modificato da Elena - 31 Ott 2009 alle 12:20
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    Quota Elena Rispondibullet Postato: 01 Nov 2009 alle 20:59
    IL FANTASMA DI AZZURRINA

                Nella seconda metà del XIV secolo, nel castello situato a Montebello, in provincia di Rimini, nell’entroterra romagnolo, abitava la famiglia di Ugolinuccio, Signore nel 1375. La serenità donata a questa famiglia fu definitivamente, rovinosamente distrutta dalla tragica scomparsa di Guendalina Malatesta, soprannominata Azzurrina. La sua scomparsa rimane un mistero ancora oggi.

    La piccola nacque albina e per questo fu accusata di stregoneria e destinata ad una morte atroce.

    Pur di nasconderla e darle una speranza, i genitori non la facevano uscire dal castello e all’interno di questo la piccola era sempre piantonata da due guardie. Vano fu anche il disperato tentativo della madre di coprire i capelli della bimba con delle soluzioni naturali che, a causa della mancanza di pigmentazione dovuta alla malattia, lasciavano soltanto un velo azzurro nella candida chioma.

    Ma Azzurrina non rimarrà un semplice e sbiadito ricordo del passato, ella diventerà una tra le più famose presenze dei nostri giorni.Il 21 Giugno dello stesso anno, la bimba scomparve misteriosamente nei sotterranei del castello. C’era un violento temporale e la palla con cui giocava la bambina rotolò giù nelle segrete, fino a raggiungere una stanza adibita a dispensa/ghiacciaia.Le guardie non ebbero timore visto che il cunicolo non aveva uscite. Ma dalle segrete si sentì gridare.Le guardie corsero subito in soccorso della piccola, ma non trovarono nessuno. La bimba era sparita. Quello fu il suo ultimo giorno. 

    Nel 21 Giugno dell’anno 1990 la troup televisiva RAI girò un documentario all’interno del castello, e senza saperlo registrò una voce. La voce era flebile, leggera. Era come un pianto confuso tra i rumori di un lontano temporale,  non ci furono dubbi: era la voce della bambina scomparsa, la stessa di cui si narra anche in una cronaca del ‘600, custodita all’interno della biblioteca del castello. Era la voce di Azzurrina.

    L’università di Bologna iniziò subito degli studi approfonditi e riuscì nell’anno 1995  sempre durante il solstizio a catturare ancora il leggero lamento che si diffondeva tra le mura del castello. Questa volta la voce era più limpida e si sentì chiaramente chiamare “mamma”. Registrarono anche il rumore della palla che rimbalzava e il ritocco delle campane. Nello stesso giorno dell’anno 2000 la stessa università, registrò ancora i lamenti della piccola. Si affermò dunque senza titubanza che quei lamenti appartenevano ad Azzurrina, la bimba scomparsa ben settecento anni prima che nella ricorrenza quinquennale della sua scomparsa si aggira nel castello giocando con la sua palla alla ricerca della sua famiglia.

    Facendo un salto indietro si scopre che nel 1989, dunque, l’anno prima della prima intercettazione, il castello fu ristrutturato dagli eredi Giunti, per creare una sorta di museo con visite guidate.Si trovarono delle gallerie sotterranee, che furono murate per proteggere dai saccheggi i tesori e gli averi della famiglia. Tutte le stanze furono riaperte, tranne una.Durante la ristrutturazione, si accorsero che una stanza non era più accessibile. Danneggiare le mura che circondano quest’atrio significherebbe mettere in pericolo tutto il castello.Nessuno sa cosa contenga all’interno, ma si pensa che Azzurrina possa essere scomparsa proprio in questo luogo. Ma i misteri a Montebello non finiscono con Azzurrina. La piccola infatti si rivela solo ogni cinque anni, ma altre presenze meno timide animano giornalmente le mura del castello.

    Si dice che durante le visite guidate molte persone stiano male, in preda ad improvvisi stati di ansia e svenimenti. Molti dei turisti sentono passi e voci accompagnare la guida. Altro elemento interessante è una panca color rosso sangue, dove vi è raffigurata una donna incinta all’interno di una tenda. La panca ha più di mille anni, eppure si mantiene in perfetto stato e il suo sfondo rosso sembra essere stato tinto con il sangue. Quest’oggetto fu un dono portato da una delle crociate. Esso originariamente serviva al controllo demografico. Quando il popolo da cui fu presa arrivava ad un numero prestabilito di abitanti, le donne partorienti venivano legate sulla panca con le gambe e le braccia legate, in maniera tale da impedire loro di partorire e condannarle, insieme al feto, a morte certa, non prive di terribili agonie. Nella stessa stanza dove si trova quest’oggetto, il custode, che quella sera era impegnato nelle pulizie, sentì dei rumori e quando si voltò una donna scalza camminava sul soffitto, fissandolo. La donna era a testa in giù e la sua lunga chioma sfiorava il pavimento. A rendere più credibile il racconto dell’uomo vennero in aiuto le impronte della donna rimaste indelebili sul soffitto. Solo ora, a distanza di anni iniziano a sbiadirsi, scomparendo lentamente.

    Che queste presenze siano reali o una trovata dei Giunti per incrementare le visite rimane un mistero, l’unica cosa certa è che per quest’anno, 2005, durante il periodo del solstizio, a nessuno sarà concesso avvicinarsi al castello. L’università di Bologna ha bloccato le visite per meglio studiare il fenomeno. Nel frattempo, medium e contattasti di tutt’Italia giurano di essersi messi in contatto con la bambina, chi tramite la scrittura automatica, chi tramite visioni, ma nessuno di essi è ancora riuscito a ridarle la pace.

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    Quota Elena Rispondibullet Postato: 02 Nov 2009 alle 11:56
    Gli angeli custodi

    ...ogni pensiero che tu rivolgi a me
    è un filo sottilissimo,
    sottile e leggero come un soffio
    e tuttavia contrappeso alle mille e mille corde
    con le quali la terra vi attira verso il basso...

    Al mio angelo custode, troppo spesso maltrattato...

     

    Chi sono gli angeli custodi?
    Sono creature delicate e sottili, emanazione dell'energia creatrice degli Arcangeli.
    Essi sono pura essenza d'amore,invulnerabili.
    Sono incorruttibili e privi del decadimento che caratterizza gli esseri umani.

    Gli Angeli sono quindi creature spirituali che vivono tra la quarta e
    la quinta dimensione.
    La quarta sono i piani astrali (superiore e inferiore),
    dove vive anche il nostro corpo spirituale,
    collegato al corpo fisico attraverso i chakra.
    La quinta è la dimensione degli Arcangeli, dove coabitano anche gli angeli...

    Come sono fatti e sono liberi di scegliere?
    Queste creature sono energia pura senza forma,
    dotate di consapevolezza, libero arbitrio e inimmaginabile intelligenza.
    Sono vibrazione energetica di Luce.
    Molti sostengono che gli angeli non siano coscienti
    e siano privi di libero arbitrio.
    Da esperienze raccolte e attraverso la testimonianza diretta
    dell'Angelo "Dolce" e "LunaLuce", che cooperano alla realizzazione
    di questa pubblicazione, sappiamo che non è così.
    Essi possono scegliere, ma sono talmente puri e traboccanti di amore,
    che corromperli sarebbe impresa titanica anche per Lucifero.

    Perchè hanno le ali?
    La caratteristica forma alata e la bellezza sublime dei loro volti
    non sono solo fantasia o iconografia artistica.
    E' l'immagine che loro usano per avvicinarsi nella materia,
    senza spaventarci e altro non è,
    che il riflesso della loro essenza resa visibile e manifesta.
    Come allo stesso modo il nostro corpo,
    è la manifestazione visibile della nostra vera essenza.

    Come si avvicinano?
    Essi si avvicinano alla nostra vita mai con irruenza, ma sempre con
    dolcezza, gentilezza e gioia.
    La difficoltà per tutti all'inizio, è saper cogliere
    i segnali sottili e leggeri della loro presenza.
    Loro agiscono con amore sconfinato verso di noi,
    dovendo tuttavia seguire le leggi del nostro Karma personale,
    e avendo un rispetto totale del nostro libero arbitrio,
    tale da starci accanto anche nella peggiore delle nostre azioni,
    esortandoci a comprendere i nostri errori.

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    Quota Elena Rispondibullet Postato: 03 Nov 2009 alle 11:40

    AMICIZIA

     ...nella solitudine, nella malattia, nella confusione, la semplice conoscenza dell'amicizia rende possibile resistere, anche se l'amico non ha il potere di aiutarci. È sufficiente che esista. L'amicizia non è diminuita dalla distanza o dal tempo, dalla prigionia o dalla guerra, dalla sofferenza o dal silenzio. È in queste cose che essa mette più profonde radici. È da queste cose che essa fiorisce....

    Pam Brown

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    Quota Elena Rispondibullet Postato: 03 Nov 2009 alle 16:46

    L'OROSCOPO CELTICO

     L'OROSCOPO DEGLI ALBERI

    L'Oroscopo Celtico, detto anche Oroscopo degli alberi,creato dai druidi,
    antichi sacerdoti celtici che abitavano la Gallia.
    E' stato tramandato nei
    secoli dagli antichi indovini Celti
    (origine indo-europea) che a differenza
    del nostro
    oroscopo tradizionale, divide l'anno in dodici segni zodiacali.
    I Celti divisero l'anno assegnando ad ogni decade del
    mese il simbolo di
    un Albero, che in quel periodo ha un
    influsso particolare sulla natura e
    sugli esseri umani.

    LEGGI L'ALBERO DEL MESE DI NASCITA

    ABETE

    BISBETICO MA APPASSIONATO

    Dal 2 all' 11 Gennaio, dal 5 al 14 Luglio.
    L'Abete è una delle piante più signorili e raffinate, ama l' isolamento e la maestosità.

    D'una bellezza spesso un pò fredda e severa, ama i viaggi e i gioielli, gli piacciono le
    luci soffuse, i mobili antichi. Ha grande ambizione e generosità d'animo, un fascino
    discreto e romanticismo notturno. Non è facile nei rapporti, un pò capriccioso, riesce
    a isolarsi anche in mezzo ad una gran folla. Scrupoloso, coscienzioso, uno sgobbone,
    ma non superficiale. Eccezionalmente intelligente, ha uno spirito analitico e amore
    per gli studi, la carriera è lenta ma sicura, originale e prestigiosa. Poco influenzabile,
    non esprime facilmente le sue opinioni, però vuole riuscire ad ogni costo. Freddo, ma
    se s' innamora è capace di perdere la testa, un pò insicuro, ha bisogno di continue
    conferme.

    OLMO

    IDEALISTA E MORALISTA.

    Dal 12 al 24 Gennaio, dal 15 al 25 Luglio.
    Alto, bello e ben fatto, ci si volta volentieri per strada ad osservarlo. Con questi suoi

    bei vantaggi fisici, non cerca di mettersi in mostra, spesso è un pò trascurato, si veste
    con disinvoltura. Purtroppo tende ad appesantirsi con l' età, si accontenta di poco e
    non si complica la vita. Sincero e idealista, si comporta sempre correttamente, ha una
    grande fiducia nella bontà degli uomini. L'intelligenza è profonda, pratica  e concreta,
    molto abile di mano e valido nelle professioni intellettuali. Le cause che difende sono
    sempre giuste, ed è persuaso che i suoi diritti, presto o tardi gli saranno riconosciuti.
    Si lascia però trascinare da idee grandiose, nutre alti ideali, ma sa anche rimanere con
    i piedi ben piantati in terra. Affronta tutto con serenità adoperandosi affinché coloro
    che ama siano felici. Fervido innamorato, caldo, appassionato, può fare durare il suo
    matrimonio oltre le nozze di diamante. Tranquillo e calmo, nonostante le apparenze, è
    spesso fragile di salute, quasi mai qualcosa di grave. 

    CIPRESSO

    RUSTICO E SEVERO.

    Dal 25 Gennaio al 3 Febbraio, dal 26 Luglio al 4 Agosto.
    Alto, slanciato, elegante, con un grande bel portamento, si presenta molto bene, ma in

    fondo, rimane un rustico, un semplice, un sano contadino. Apprezza le piccole gioie
    quotidiane, e si sente bene quando è a contatto con la natura. Si accontenta di poco e
    si adatta alle circostanze, sa vivere in qualsiasi condizione ed essere felice, perché gli
    bastano le comodità minime. Molto autosufficiente, l' intelligenza è riflessiva e posata,
    molto portato alla meditazione, non ha in genere sogni di successo, la ricchezza e la
    gloria lo lasciano indifferente, non desidera altro che la sua felicità. Molto precoce,
    spiccherà presto il volo, ama le lunghe passeggiate in campagna e adora gli animali,
    la caccia e la pesca, detesta la solitudine. La sua presenza è riposante, qualche volta
    anche un pò troppo, fa in modo di essere circondato da una famiglia numerosa.

    PIOPPO

    SENSIBILE E PESSIMISTA

    Per questo albero vi sono 4 periodi. Dal 4 al 8 Febbraio, dal 1 al 14 Maggio, dal 5 al
    13 Agosto, dal 3 al 11 Novembre.
    Attraente, bello e decorativo agli inizi, ma invecchia male, cede e si lascia andare, si
    scoraggia facilmente. Il tempo gioca un ruolo molto importante nella sua vita, paga la
    sua precocità invecchiando presto. Ha un grande bisogno di compagnia, ma detesta 
    la promiscuità, è molto orgoglioso e suscettibile, affronta ogni ostacolo a viso aperto.
    Leale come amico, ma non altrettanto come amante. Se non ha un partner intelligente
    e sensibile, difficilmente trova la felicità. Ha una spiccata sensibilità, soffre per le più
    piccole cose e tutto può ferirlo. Coraggioso, non è materialista, ma diabolicamente
    capace di far soldi, sensibile al denaro, organizzato e indipendente, raggiunge presto
    un' ottima posizione economica. La sua intelligenza è sottile e non invecchia mai.

    BAGOLARO

    INGUARIBILE OTTIMISTA

    Dal 9 al 18 Febbraio, dal 14 al 23 Agosto.
    Albero solido, largo, potente, ben piantato e possente, una bella pianta, ma quasi mai
    di razza, è un brevilineo. Ama stupire, essere al centro dell'attenzione, e per arrivare a
    questo non indietreggia di fronte a nessun sacrificio. Sa adattarsi ad ogni circostanza

    e si trova a suo agio un pò dappertutto, ignora la parola timidezza. Ottimista, è proprio
    l'ottimismo a fargli commettere le peggiori imprudenze. E' lui quello che parla e che
    decide e che brilla, ma sotto un'apparenza da gradasso, è influenzabile e intelligente.
    Orgoglioso, generoso, ambizioso, è dotato di spirito di sintesi, riflette e decide con
    rapidità sorprendente, ha un forte talento artistico, è portato per la musica ed ha in
    ogni caso un gran senso del ritmo.

    PINO

    PERFEZIONISTA RAFFINATO

    Dal 19 al 29 Febbraio, dal 24 Agosto al 2 Settembre
    Il Pino è bello, decorativo e raffinato, e sa come a valorizzarsi. Ama la casa, i bei mobili

    e gli oggetti preziosi. Molto coraggioso, accetta le avversità con dignità e il suo gusto
    del rischio, unito a una grande audacia fanno di lui un essere che va avanti, brucia le
    tappe. Può emergere in tutti i campi, non si lascia abbattere e riesce a cavarsela dalle
    situazioni più spinose. Molto amichevole e di buona compagnia, non è un modello di
    generosità, prova una grande repulsione verso tutto ciò che considera sordido come
    la sporcizia, la povertà, la volgarità, le privazioni. Intelligenza lucida e organizzata.

    SALICE
    MALINCONICO E POETICO

    Dal 1 al 10 Marzo, dal 3 al 12 Settembre.
    E' bello ma triste, almeno all' apparenza, ha un non so che di languido, di morbido, di

    vulnerabile che costituisce il suo fascino. Molto sensuale, ama il calore, i profumi e il
    contatto con l' acqua. Non fidatevi però dell' aspetto dolce, in realtà è molto deciso e
    coraggioso, sa ciò che vuole, ma non impone niente agli altri. Sa sempre approfittare
    del momento presente, e non si lascia scappare nessuna occasione di gioia. Detesta i
    compromessi, la sua fragilità è tutta una montatura, è un commediante e sa utilizzare
    l'apparente debolezza per raggiungere i suoi scopi. E' intelligente, con uno sviluppato
    senso artistico, ha una grande immaginazione e intuizione.

    TIGLIO
    BUGIARDO E INSODDISFATTO

    Dal 11 al 20 Marzo, dal 13 al 22 Settembre.
    Grande e bello, ha del fascino e se ne serve, forte erotismo, grande amor proprio. E'
    capace d' incantare chiunque perché, se vuole, sa mentire come pochi. Tranquillo e
    sereno in superficie, ma la sua nemica è la fatica, o almeno così sembra, ma più che di
    fatica, bisognerebbe parlare di pigrizia vera e propria. Furbo, ma molto sensibile, non
    è indifferente all'adulazione, di cui sa servirsi egli stesso, in caso di bisogno. E' pieno
    di contraddizioni, ed è al tempo stesso pigro e avventuroso, molto simpatico, piace a
    tutti, almeno all'inizio, qualche volta è perfino gioviale, non bisogna contare su di lui.
    Abile e intelligente, manca di chiarezza, è pratico, ingegnoso e preciso, un maniaco
    dell'ordine, un pò pignolo, portato alle attività manuali.

    NOCCIOLO

    FAVOLOSO ISTRIONE

    Dal 21 al 31 Marzo, dal 23 Settembre al 3 Ottobre.
    Spesso piccolo e fragile, non si nota neppure, quasi non si accorge di lui. Ma non lo si

    può avvicinare senza avvertire il fluido che scorre da lui. Non fidatevi troppo della sua
    espressione attenta, a volte sembra che vi ascolti, ma pensa ad altro. Quando vuole sa
    piacere e farsi amare, se lo merita, è buono e generoso, tollerante e servizievole. Ma
    può anche essere nocivo, cattivo e perfino diabolico nei confronti di chi non gli va a
    genio. Ottimo psicologo, è molto bravo a indovinare i pensieri segreti degli altri. La 
    sua intelligenza è eccezionale e affascina, sottile e intuitiva, lo sostiene una memoria
    prodigiosa e una grande capacità di adattamento alle varie situazioni. Può diventare
    un geniale truffatore.

    SORBO

    SENSIBILE E COMPLICATO

    Dal 1 al 10 Aprile, dal 4 al 13 Ottobre.
    Forte e infaticabile, è molto resistente e si adatta facilmente a tutte le varie situazioni,

    non è egoista, ma egocentrico e piuttosto narcisista. Amabile, gentile e affascinante si
    muove con grazia, è piacevole osservarlo perché i suoi gesti sono armoniosi e sul suo
    volto c'è sempre un sorriso, anche nei momenti più difficili. Introverso e raffinato, ma
    detesta liti, aggressività e volgarità. Leale e onesto, si può sempre contare su di lui, è
    dotato di molto talento artistico, molto intelligente, può fare scintille e ha qualcosa di
    magico e di veggente. Alle volte è un pò sprovveduto e si lascia imbrogliare con una
    certa facilità, perché se è vero che lui sa mentire, ha però l'ingenuità di credere che 
    gli venga sempre detta la verità. L'amore è al centro della sua vita, è imprevedibile e
    sa dare molto, ma chiede altrettanto in cambio, la sua vita sentimentale sarà agitata,
    perché non esiterà mai a ricominciare da capo anche in età avanzata. La sessualità
    avrà sempre una grande importanza e non potrà mai farne meno.

    ACERO

    CEREBRALE E INSAZIABILE

    Dal 11 al 20 Aprile, dal 14 al 23 Ottobre
    Anticonformista e originale, sempre in ordine, sovente vanitoso, ha molta cura della

    propria persona. Non è certo un tipo comune, è forte, instancabile, possiede grande
    resistenza, riservato e piuttosto chiuso e timido di natura, può diventare audace se è
    spinto dalla curiosità insaziabile che lo distingue. Pieno di progetti fantasiosi, sempre
    al corrente delle ultime novità, però raramente realizza i suoi favolosi progetti. Ama 
    che si parli di lui, si diverte a stupire e a scioccare il prossimo, adora la mondanità.
    Intelligente, ha acute capacità deduttive, un' autodidatta erudito, cerebrale malgrado
    l' intelligenza riflessiva, non mancano né l' immaginazione, né l' intuizione, è brillante,
    lucido e dotato, purtroppo non sa usare queste sue doti per fini generosi e immediati.
    In amore è molto complicato, poco attirato dalla vita famigliare, deve soddisfare le sue
    esigenze di libertà. Ma se trova il partner ideale, che condivida queste sue tendenze,
    allora sarà felice e far felice il fortunato compagno.

    NOCE

    STRATEGA UN PO' LUNATICO

    dal 21 al 30 Aprile, dal 24 Ottobre al 2 Novembre
    Può essere bello, raffinato, prezioso, ma anche goffo, tarchiato e scostante, talvolta è
    perfino un pò rustico. In entrambi i casi non è spontaneo perché in realtà è un grande
    timidone che adotta l'uno o l'altro travestimento. Pieno di contraddizioni, capriccioso,
    aggressivo, talvolta è un pò crudele, e allo stesso tempo è generoso, di ampie vedute,
    ospitale. Dà e riprende, senza alcuna ragione logica, la sua amicizia e anche il suo
    amore. Intelligenza universale, è calcolatore e persino machiavellico, è uno stratega
    geniale, può essere così brillante da affascinare l'entourage. E' nello stesso tempo
    leale e disonesto, fedele e incostante, quello che però  manca è soprattutto la lucidità.
    E' lunatico, ama piangere e far soffrire, geloso ed esclusivo, tenero e violento, non è
    molto equilibrato. L'amore rispecchia il suo temperamento, ha alti e bassi, dei periodi
    di serenità a quelli di vera passione, la sessualità può essere esasperata o insistente.

    CASTAGNO

    CAMPIONE DI GIUSTIZIA

    Dal 15 al 24 Maggio, dal 12 al 21 Novembre
    E' generalmente molto bello, decorativo, anche se può mancare di grazia, ma benché

    sia robusto, non è immune da malattie, ma resiste, per crescere bene ha bisogno di
    spazio. E' impulsivo e un pò collerico, un rivoluzionario, ma il senso della giustizia è
    eccezionale e i suoi principi morali sono saldi. La sua intelligenza è concreta e si basa
    sull' esperienza e sull' osservazione, raramente possiede immaginazione, ma il fatto
    che sia preciso e capace di pensare non impedisce di sognare. Filosofo costruttivo
    che sa tradurre i propri sogni in realtà. Sensibile, emotivo nello stesso tempo debole 
    e tenace, testardo e anche un pò ostinato, conserva anche un gusto inaspettato per le
    comodità e il lusso. Adora potersi muovere liberamente, non sopporta imposizioni di
    sorta, spesso è anticonvenzionale che per essere capito, viene segnato a dito e lo si
    trova poco scrupoloso. Mantiene ad ogni modo un suo versante previdente e saggio, il
    suo destino dipenderà più dagli altri che da lui. Ha bisogno perdutamente d'amore e 
    di affetto, ha sempre paura che non lo si ami e perciò rimane rigido. Avido di amore,
    non amerà che una sola volta, e di conseguenza sarà difficile raggiungere la felicità, 

    il sesso lo attirerà sempre moltissimo.

    FRASSINO

    GRANDE FATALISTA

    Dal 25 Maggio al 3 Giugno, dal 22 Novembre al Dicembre
    E' p
    iacevole da vedere, ha stile, è slanciato e disinvolto, solo un pò impacciato,
    piace
    moltissimo, ma non è per niente facile vivere con lui. Ambizioso per ciò che riguarda
     
    la sua felicità, per lui essenziale, ha dentro di sé una dose sufficiente di sano egoismo
    per ottenerla. Troppo esigente
    vuole le sue comodità, pretende che lo si coccoli, che
    si pensi sempre a lui,
    ama vivere come gli pare e a non darsi troppo da fare, desidera
    sbadigliare,
    dormire e sognare. Lo si può definire un saggio egoista, ma è generoso e
    divide tutto anche il suo partner. Si potrebbe credere, vedendolo così distratto e con 
    la testa nelle nuvole, che sia un tipo su cui non si può contare, un debole un indeciso.
    Al contrario! Sa però benissimo ciò che vuole, ma soprattutto quello che non vuole. La
    sua intelligenza è tutta fatta d' intuizione, è infatti molto fantasioso e originale, il più
    delle volte lontano dalla cerebralità, e per queste doti come il Salice, il Nocciolo e il
    Sorbo è un pò mago. In amore è fedele e costante, viene sedotto, più che sedurre.

    CARPINO

    SOFISTICATO ESTETA

    Dal 4 al 13 Giugno, dal 2 al 11 Dicembre
    La sua bellezza è fredda, pur essendo decorativo, è magnifico ma senza calore. Ha

    sempre un atteggiamento di vaga superiorità, per cui non s' interessa quasi a niente,
    eccetto forse della sua bellezza. E' un gran salutista, fissato con la forma fisica, è un
    esteta e un perfezionista, quasi un maniaco. Quando è giovane, spesso è troppo bello
    per essere vero, ma poi invecchiando diventa sofisticato. Raramente prende iniziative,
    perché detesta le responsabilità, non ama prendere decisioni, ha sempre molta paura
    di sbagliarsi e preferisce di gran lunga obbedire, forte è il suo senso del dovere, farà
    carriera nell'ambito di una grande azienda. Disprezza i superficiali, gli improvvisatori,
    i disordinati, è rigoroso, s'attiene rigidamente alla morale, non sopporta le deviazioni
    di condotta, perché ha uno spiccato senso della disciplina, e obbedienza. Considera
    l'amore come una cosa rara che non conviene trattare alla leggera, sessualmente dà
    l'impressione di mettersi in posa, è più ossessionato dalla bellezza del gesto che dal
    piacere.

    FICO

    INSTABILE E SENSIBILE

    Dal 14 al 24 Giugno, dal 12 al 21 Dicembre
    Non lo si può propriamente definire bello, ma non passa inosservato. Sensibilissimo

    e vagamente un pò complessato, non sta bene dappertutto, ha bisogno di spazio, di
    calore umano, di libertà e del contatto con la sua famiglia. Non sopporta le avversità,
    tende a deprimersi quando si trova in ristrettezze e costrizioni, è pratico, lucido, lo si
    capisce subito, la sua intelligenza ha sempre un pizzico di humour. Mantiene sempre
    i piedi per terra, e sa maneggiare gli affari con destrezza, non esitate a chiedergli un
    consiglio: sarà buono. Si può contare su di lui, pieno di buone intenzioni, riconosce i
    propri limiti, si mostra sempre per quello che è, e sa anche ridere di sé, sa bene che
    cosa riesce o non riesce a fare. Molto benefico per la sua famiglia, i suoi sforzi portano
    sempre i loro frutti. Piantate un albero di Fico nel vostro giardino e abbiatene cura,
    non ve ne pentirete è una pianta da sposare. E' un compagno impagabile, un amico
    meraviglioso, sentimentale e molto dolce, è presente sessualmente, funziona bene,
    qualche volta anche un pò troppo. Come innamorato è poco romantico.

    MELO

    L'INCANTATORE

    Dal 25 Giugno al 4 Luglio, dal 23 Dicembre al Gennaio
    Traboccante di tenerezza e gentilezza, piacevole, raggiante, sprigiona fascino e sex

    appeal, in una parola stupendo, molto gradevole nell' aspetto. E' generoso, ma anche
    un pò ingenuo, incapace del calcolo più elementare, per gli amici darebbe anche la
    camicia. La sua saggezza lo porta a vivere giorno per giorno senza pensare al domani,
    sa cogliere al volo tutte le buone occasioni, purtroppo si lascia facilmente influenzare.
    E' intelligente, riflessivo, ha capacità deduttive e interesse per le scienze, legge tutto
    ciò che gli capita in questo settore avidamente, è sempre molto bene informato, e non
    ostenta ciò che sa. In amore è irresistibile, un sentimentale, ma anche molto sensuale,
    ama l'amore sopra ogni cosa, non rinuncerà mai ad amare e a essere amato, se per
    caso trova un partner della sua misura, sarà idilliaco. E in ogni modo sarà più fedele
    all'amore che fedele in amore, creato per l'amore, la vita sentimentale è movimentata.
    Può anche rassegnarsi ad un matrimonio senza passione, perché è molto saggio.

    Elena
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    Elena
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    Quota Elena Rispondibullet Postato: 03 Nov 2009 alle 22:03

    Artista: Robbie Williams
    Titolo: Angels
    Titolo Tradotto: Angeli
    Tradotto Da: biscottinabella

    Io mi siedo e aspetto
    che un angelo guardi il mio destino
    loro conoscono
    i posti dove andremo
    quando saremo vecchi e coi capelli grigi
    perché mi hanno detto
    che la salvezza fa aprire le loro ali
    così quando io sono disteso nel mio letto
    i pensieri scorrono nella mia testa;
    io sento che l’amore è morto,
    ed invece mi sto innamorando di un angelo.

    E attraverso tutto ciò,
    lei mi offre protezione,
    tanto amore e affetto
    che io stia bene o male,
    e sotto la cascata
    in qualunque luogo sia lei mi prenderà
    io so che questa vita non mi spezzerà
    Quando inizierò a gridare,
    lei non mi abbandonerà
    invece io mi sto innamorando di un angelo.

    Quando mi sento debole
    il mio dolore viaggia
    per una sola strada
    io guardo al cielo
    so che sarò sempre fortunato con l’amore
    E come il sentimento cresce
    lei respira freschezza attraverso le mie ossa
    Ed invece, quando l’amore muore
    invece io mi innamoro di un angelo

    E attraverso tutto ciò,
    lei mi offre protezione,
    tanto amore e affetto
    che io stia bene o male,
    e sotto la cascata
    in qualunque luogo sia lei mi prenderà
    io so che questa vita non mi spezzerà
    Quando inizierò a gridare,
    lei non mi abbandonerà
    invece io mi sto innamorando di un angelo.

    E attraverso tutto ciò,
    lei mi offre protezione,
    tanto amore e affetto
    che io stia bene o male,
    e sotto la cascata
    in qualunque luogo sia lei mi prenderà
    io so che questa vita non mi spezzerà
    Quando inizierò a gridare,
    lei non mi abbandonerà
    invece io mi sto innamorando di un angelo.

    Elena
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