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LUCREZIA BORGIA

 

     
 

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Lucrezia Borgia è forse la maggiore delle grandi figure femminili del Rinascimento, che sono investite dall'amore come da un turbine, e di amore ardono fino allo spasimo.

Nacque a Roma il 18 aprile 1480, figlia del cardinale Rodrigo De Borgia (poi papa con il nome di Alessandro VI) e di Vannozza Cattanei. Fu affidata alle monache del Monastero di S. Sisto, dove ben presto acquisì una cultura di alto livello. Per lungo tempo le si fece credere di essere la nipote di Rodrigo, sebbene quelli erano tempi senza ombra di scrupoli morali. La corte papale era piena di amanti e figli di preti.

All'età di tredici anni, Alessandro la diede in sposa, il 2 febbraio 1493, a Giovanni Sforza, duca di Pesaro. Neanche quattro anni dopo, Alessandro invitò il genero a divorziare da Lucrezia, ma Giovanni si rifiutò ed ebbe appena il tempo di mettersi in salvo fuggendo verso Pesaro per poi raggiungere Ludovico il Moro e gli altri principi regnanti per farsi restituire la moglie, ma il papa ottenne lo scioglimento del matrimonio con uno scritto di suo pugno dove dichiaravano che i giovani non si erano mai conosciuti. Si narra, da alcune voci provenienti da ambasciatori del Vaticano, che Lucrezia, non vedendo con piacere lo scioglimento del matrimonio, interruppe i rapporti con il padre e con il fratello, fece rientro al Monastero di S. Sisto. A questo periodo risalgono le prime voci calunniose su Lucrezia perchè, Giovanni Sforza, dichiarò verbalmente che Alessandro le aveva tolto la moglie perchè aveva un interesse non di carattere paterno nei confronti della figlia. Si racconta che gli interessi di Alessandro erano ben altri, a lui interessava disfarsi dello genero per potersi imparentare con la casa d'Aragona, che era in piena decadenza, con la speranza di usurpare il Regno di Napoli per il Valentino. Il Re Federico diede l'assenso al matrimonio -anche se con poca convinzione- tra Lucrezia e suo nipote Alfonso duca di Bisceglie. Il matrimonio si celebrò il 21 luglio 1498 e i due principi furono sospinti l'uno verso l'altro da un mistico rapimento, rimasero entrambi folgorati, pieni di amore, passione e immensa devozione, ma questo idillio fu spezzato dall'assassinio di Alfonso, avvenuto il 18 agosto 1500. Lucrezia rimase desolata ed insorse contro il fratello e il padre che avevano mostrato tanta cinica indifferenza. La povera ragazza fu mandata dal padre a Nepi, lì potè sfogarsi nelle più drammatiche lacrime.

Rientrò a Roma in settembre, mentre il padre già stava trattando per darla in sposa a un d'Este di Ferrara, per assicurare al Valentino la definitiva conquista e il possesso delle Romagne. Dopo un primo rifiuto da parte di Ercole I, arrivò il consenso alla sua richiesta e il 30 dicembre 1500, Lucrezia e il principe Alfonso, si unirono in matrimonio. Il 6 gennaio 1501, Lucrezia partì da Roma alla volta di Ferrara. Lucrezia era sopraffatta dalla nostalgia del passato, doveva uscire dalla penombra di una vita silenziosa più di un lento morire.

Arrivata a Ferrara, ebbe onori sovrani, rimasero tutti colpiti, sembrava astratta e quasi trasognata, era una visione incantevole. Alfonso d'Este, già vedovo di Anna Sforza, aveva venticinque anni ed era un soldato abbastanza rozzo che non poteva di certo competere e compensare la sposa. Ella dovette estraniarsi dalla realtà quotidiana per rifugiarsi in un affetto calmo e fraterno. Di certo non mancavano le varie ammirazioni, soprattutto da parte di tutti i poeti della corte di Ferrara (Tito Strozzi, Ariosto e Bembo) che si inebriavano di amore per lei. Il Bembo fu travolto da una folgorante passione amorosa, che ridiede il sorriso all'ancora giovane e romantica Lucrezia prima che la triste decadenza ebbe inizio. I due si amarono di un ardente amore che rimase sempre platonico. Lucrezia consigliò al poeta di allontanarsi da Ravenna, ma continuarono a mantenersi in contatto tramite febbrili lettere.

Il Bayron diffuse le lettere di Lucrezia scritte al Bembo, erano in tutto nove; in queste lettere ella esprime tutta la delicatezza del suo animo e soprattutto, il patimento spirituale e intellettuale della sua coscienza tormentata. Il Bembo, le dedicò "Gli Asolani" (dialoghi in tre libri che costituiscono la sua prima opera importante, dove tratta dialoghi sull'amore) e rispondeva con lettere piene di fascino. Lucrezia, come riconoscimento, ben pensò di inviargli come dono una treccia dei suoi capelli. Si narra che quei capelli siano divenuti evanescenti e che avevano perso la doratura ed il profumo, sicuramente nascondevano l'estremo alito di sogni e di promesse.

Nel 1503, Lucrezia si gettò nell'angoscia provocata dalla tragica morte del padre che terrorizzò tutta Italia e si dedicò ad una vita di carità e raccoglimento. Il papa venne avvelenato per errore durante un banchetto, da un cameriere incaricato di sopprimere alcuni invitati del Valentino.

Il 25 gennaio 1505, Ercole I morì e Lucrezia salì al trono di Ferrara, vista da tutti come animatrice spirituale e madre premurosa del popolo.

Il 24 giugno 1519, dieci giorni dopo aver partorito una bimba morta, Lucrezia morì, aveva trentanove anni ed era già malata quando si approssimava allo sgravo, perciò invocò la benedizione del papa. Dopo che era ormai morta, si venne a conoscenza che le sue delicatissime carni, per oltre dieci anni, erano state tormentate dal cilicio. Di Lucrezia Borgia furono col tempo infranti gli stemmi. violata la sua tomba e disperse le ossa.

 

     
 

 

 

 

 

     

 


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