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Non bastava il casino creato dalla venerabile Eva biblica, dopo
aver mangiato quella piccola palla rossa chiamata “mela”. Eh no! Non
si ci può fermare a così poco, ed è per questo che una dolce
donzella, di nome Pandora, per un suo piccolo, ma grande
peccatuccio, ha fatto cascare il mondo in quel popò di casino di cui
tutta l’umanità se ne può giovare: la malattia, la sofferenza,
l’infelicità…
Si tratta della prima donna creata da Zeus per far si che
divenisse il flagello dell’umanità. Zeus, infuriato dal furto del
fuoco divino commesso da Prometeo - che voleva farne godere a tutta
l’abbandonata umanità - decise di punire questi e la sua amata
creazione: il genere umano. Prometeo venne incatenato ad una roccia
ed ogni giorno un’aquila gli divorava il fegato: l’organo ricresceva
durante la notte e così, la mattina successiva, il tormento
riprendeva.
Per punire gli uomini Zeus ordinò ad Efesto (Vulcano) di creare
una bellissima fanciulla, Pandora, alla quale gli dei donarono
grazia e ogni sorta di virtù: Efesto la modellò dal fango, Afrodite
le donò la bellezza perché gli uomini se ne innamorassero, Ermes le
diede l’astuzia e l’inganno e Mercurio non potè che donarle la
curiosità. Da tutti questi regali ne uscì fuori il nome di Pandora,
che significa “tutti i doni”.
Ermes venne incaricato di condurre Pandora dal fratello di
Prometeo, Epimeteo - povero Prometeo, non gli bastava il fegato
divorato, anche il povero fratello sciocco ingannato -. Questi
nonostante l'avvertimento del fratello di non accettare doni dagli
dei, non potè resistere al fascino della graziosa fanciulla e non
fece altro che sposarla.
Pandora portava con sé un vaso regalatole da Zeus, il quale le
aveva ordinato di lasciarlo sempre chiuso.
Con femminile curiosità, Pandora non resistette: sollevò il
coperchio…un fumo denso uscì fuori…erano tutte le malattie ed i
dolori, che non vedevano l’ora di scaraventarsi fuori da quel vaso
per irrompere in tutte le case. Era ormai troppo tardi, la povera
Pandora cercò invano di richiudere il vaso e provare a rimediare al
disastro.
Zeus fu semplicemente esaudito nella sua richiesta e nel suo
intento, quello di infondere nella vita degli uomini, desolazioni,
malattie e sventure.
Ma sarà che anche gli dei hanno un minimo di bontà?
Sul fondo del vaso ormai svuotato era rimasto, ancora qualcosa:
forse un rimorso o un ripensamento di Giove che, nell’intimo, sapeva
anche essere misericordioso. Un qualcosa che il dio lasciava agli
uomini affinché, pur fra i travagli, riuscissero a sopportare la
vita. Era la speranza. |